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Solo il 45,8% delle persone ha competenze digitali di base. Italia di nuovo fanalino di coda in Europa

Ormai da diverso tempo la vita quotidiana è permeata dalla tecnologia: dal lavoro alla scuola, dal pubblico al privato. Se da un lato è fondamentale che tutti abbiano un buon livello di competenze digitali, dall’altro lato l’Italia si mostra nuovamente in ritardo.

A confermarlo è il rapporto annuale ISTAT per il 2025 link esterno, che fotografa una situazione piuttosto chiara: solo il 45,8% degli italiani possiede competenze digitali, contro una media del 55,5% a livello europeo. Per colmare un gap ancora troppo ampio, è quindi necessario tornare a investire nell’istruzione e nella scuola.

Età, istruzione e genere

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Il Rapporto annuale 2025 dell’ISTAT prende in considerazione diversi ambiti della società, come economia e ambiente, popolazione e società. Fra i vari dati forniti dall’indagine, però, colpiscono quelli relativi al possesso delle competenze digitali da parte degli italiani. Da questo punto di vista, le variabili determinanti sono tre:

  • Età. I giovani fra i 16 e i 24 anni si confermano i più preparati, con il 59,1% che possiede almeno le competenze digitali di base. Nella fascia fra 45 e 54 anni il valore scende al 48,7%.
  • Genere. Nonostante alcuni dati in controtendenza, gli uomini hanno competenze digitali di poco superiori rispetto alle donne. Oltre i 45 anni, tuttavia, queste ultime mostrano uno svantaggio maggiore.
  • Istruzione. Che l’istruzione fornisca migliore competenze digitali è indubbio, ma il dato che fa riflettere è un altro. Per chi ha un titolo di studio elevato, le differenze legate all’età tendono ad annullarsi.

Ciò vuol dire che la scuola ha davvero il potere di ridurre il gap generazionale, ma soltanto se messa nelle giuste condizioni. Una formazione consapevole sulle competenze digitali è inoltre importante anche per ridurre le differenze di genere e, in ultimo, ridimensionare il digital divide.

Il sud arranca, il nord insegue l’Europa

Come spesso accade nelle rilevazioni ISTAT, anche nel caso delle competenze digitali emerge un forte divario fra nord e sud. Ciò che siamo infatti soliti definire digital divide si esprime anche nelle distinzioni fra:

  • un meridione in cui la percentuale di italiani con competenze digitali di base è del 36,1%;
  • un settentrione in cui la percentuale è del 50%, inferiore alla media europea ma comunque rispettabile.

Il divario fra nord e sud ovviamente riflette uno squilibrio storico, economico e sociale ma, allo stesso tempo, fornisce già una dimensione abbastanza chiara del problema da risolvere. Servono investimenti mirati per ridurre il rischio di esclusione da una realtà, come quella del digitale, sempre più importante nella società. Come dicevamo nell’introduzione, però, tutta l’Italia si ritrova indietro rispetto alla media europea, e non si tratta soltanto del dato del 45,8% comparato con il 55.5% in UE.

Fra il 2021 e il 2023 le competenze digitali sono cresciute in media dell’1,6% in Europa, in Italia dello 0,1%, un risultato condiviso con la Francia. Fanno meglio invece Spagna e Germania, in cui la crescita è del 2% e del 3,3% rispettivamente. Una differenza notevole.

Come arriverà l’Italia al 2030?

Rimanendo in ambito europeo, l’Unione vuole arrivare a una percentuale dell’80% di cittadini fra i 16 e i 74 anni con competenze digitali di base. L’obiettivo è ambizioso e, a vedere le percentuali di molti Paesi, tutt’altro che facilmente raggiungibile.

Abbiamo già menzionato il 45,8% dell’Italia, un fanalino di coda con il ventiduesimo posto su ventisette Stati UE. Si tratta di un divario importante nei confronti del 52% della Germania, del 59% della Francia e del 66% della Spagna, ma non incolmabile.

Il Rapporto annuale 2025 dell’ISTAT mostra, insomma, come sia fondamentale affrontare la questione delle competenze digitali in modo strutturato e organizzato. Un cambio di prospettiva che si esprime su tre fronti:

  • formazione scolastica improntata sul digitale;
  • aggiornamento delle competenze degli adulti;
  • politiche mirate di inclusione per le fasce più vulnerabili.

Detto in altri termini: senza una maggiore diffusione delle competenze digitali di base, la transizione già in atto rischia di diventare un contenitore vuoto. Un’occasione mancata che non riduce le differenze ma le amplifica.

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