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La rivista per la scuola e per la didattica
OPINIONI

Come ricostruire l’autorevolezza dei docenti nella scuola che li delegittima

Il ruolo formale del docente è intatto, ma il riconoscimento sostanziale è sbriciolato, esposto a una pressione continua che proviene da più direzioni e che contribuisce a ridefinire i confini della sua azione. La crisi è ormai ventennale, a star stretti, e oggi nasce dal modo in cui la società percepisce la scuola, dal valore che attribuisce all’insegnamento e dalla fiducia che ripone in chi lo esercita.

La funzione del docente si poggia su due pilastri, autorità e autorevolezza: la prima coincide con il ruolo e la funzione riconosciuta dall’istituzione, la seconda invece si costruisce nel tempo attraverso la competenza, la coerenza e la qualità del lavoro svolto. Proprio l’autorevolezza, che dipende direttamente anche dall’agire del docente, costituisce oggi il vero problema, infatti essa risulta ancora più incerta, sottoposta a una verifica continua che ne mette alla prova la tenuta, se esiste ancora.

Una delle manifestazioni più evidenti di questa condizione riguarda il fatto che il docente si trovi sempre più spesso a operare in un contesto di giudizio permanente, nel quale ogni scelta didattica, ogni valutazione, ogni decisione può essere messa in discussione senza che esista sempre un perimetro condiviso entro cui questo confronto possa svilupparsi in modo costruttivo. In questo senso, la relazione educativa tende a trasformarsi, almeno in parte, in una ininterrotta fase negoziale, nella quale il voto e la valutazione non rappresentano soltanto l’esito di un percorso, ma diventano oggetto di confronto e talvolta di tensione.

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Questo cambiamento si inserisce in un quadro più ampio, nel quale la scuola viene sempre più frequentemente interpretata come un servizio – per non parlare di quando è una pura seccatura! – e nel quale le famiglie, legittimamente attente al percorso dei figli, possono essere portate a vivere la relazione con l’istituzione secondo una logica che rischia di avvicinarsi a quella del rapporto tra cliente e fornitore. In un contesto di questo tipo, il docente si trova a dover costruire fiducia senza rinunciare alla propria funzione, tenendo insieme ascolto e responsabilità. A questo si aggiunga una narrazione pubblica che contribuisce da tempo a indebolire il prestigio della professione, attraverso semplificazioni che insistono sul tempo di lavoro, sulle condizioni percepite come favorevoli e su una rappresentazione del docente come figura poco impegnata o poco qualificata, ampliando la distanza tra la complessità reale del lavoro e la sua percezione sociale.

Questa distanza incide sulla capacità della scuola di attrarre nuove generazioni di insegnanti e sulla motivazione di chi già svolge questo lavoro, peraltro pagato in modo certamente inadeguato, nonostante piccoli piccoli passi in questi anni. In questo scenario, il docente si trova spesso a operare in una condizione di relativa solitudine professionale, nella quale la responsabilità educativa si esercita in prima persona, soprattutto all’interno della classe, senza che vi sia sempre un sostegno adeguato e concreto – non formale – nei momenti di maggiore difficoltà o di conflitto. Questa solitudine non riguarda soltanto la gestione quotidiana, ma anche le scelte più delicate, che richiedono equilibrio e competenza. Parlare di autorevolezza, allora, significa spostare l’attenzione da una rivendicazione astratta a una costruzione concreta, che passa innanzitutto dalla qualità del lavoro, perché ora è davvero tempo di impegnarsi per dare vita a una scuola diversa e nuova. E così, mentre il ministero fa il suo, i dirigenti scolastici il loro, le famiglie il loro, tocca anche ai docenti darsi da fare per recuperare autorevolezza.

Chi è, dunque, il docente autorevole? Un docente autorevole conosce la disciplina che insegna in modo ampio e solido, non limitandosi al manuale, ma possedendo una visione più estesa dei contenuti e delle connessioni, così da poter approfondire quando necessario e mostrare che il sapere non si esaurisce nella pagina. Questa conoscenza si accompagna a un aggiornamento continuo, a una curiosità intellettuale che rende il docente non soltanto un professionista, ma anche un cultore della propria materia, capace di mantenere vivo il rapporto con ciò che insegna. Allo stesso tempo, l’autorevolezza si manifesta nella capacità di accogliere le domande, di non temere il dubbio, di documentarsi quando necessario e di orientare gli studenti, indicando come e dove cercare nozioni, informazioni, conoscenza, costruendo sintesi e offrendo strumenti di metodo. In questa prospettiva, il docente trasmette contenuti di qualità e contribuisce a formare un modo di pensare.

Accanto alla competenza disciplinare, si colloca una dimensione professionale che riguarda il modo in cui il docente vive la scuola, perché l’autorevolezza passa anche attraverso comportamenti coerenti e riconoscibili, che si traducono nella preparazione delle lezioni, nella chiarezza delle consegne, nei tempi delle correzioni, nella gestione ordinata del lavoro e nella capacità di mantenere una linea costante di impegno, professionalità, richiesta ed elargizione del sapere: ecco che l’autorevolezza si costruisce anche attraverso una forma di esemplarità concreta, che non ha nulla di retorico e che riguarda il modo in cui si abita il proprio ruolo. Infine, un docente autorevole è un adulto tra gli studenti, e proprio per questo mantiene uno sguardo lungimirante, una capacità di distacco e una forma di attenzione che si esprime in un “voler bene” professionale, educativo e paziente, capace di sostenere, di correggere e di segnalare errori e momenti di crisi senza rinunciare alla chiarezza. Questa costruzione non può essere affidata esclusivamente al singolo, perché richiede condizioni adeguate, ambienti di lavoro dignitosi, una formazione continua che accompagni lo sviluppo professionale e un rapporto di fiducia con le famiglie e con la società nel suo insieme, fondato sul riconoscimento del carattere professionale del lavoro docente e sulla consapevolezza che le decisioni prese, anche quando risultano difficili, rispondono a criteri fondati, non arbitrari.

Sono le persone a fare la scuola, quindi tocca anche ai docenti ricostruire dalle fondamenta un ambiente sano, fatto di relazioni professionali, praticando un mestiere delicato e vilipeso, come fosse un nuovo anno zero. Da qualche parte bisognerà pur cominciare, facciamolo dal basso, dall’aula, dalla cattedra.

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