Negli ultimi anni si è parlato molto di geografia a scuola, e non sempre con gli stessi toni. Da un lato, Giuseppe Valditara ne ha ribadito l’importanza, in particolar modo nel primo ciclo; dall’altro lato, intellettuali ed esperti hanno lanciato continui allarmi sulla sua progressiva scomparsa dagli insegnamenti scolastici.
Arriva in questo contesto il decreto ministeriale che ha ridefinito l’assetto ordinamentale degli istituti tecnici, compresi i quadri orari. Come denuncia l’Associazione Italiana Insegnanti di Geografia, la geografia rischia di diventare l’ultima ruota del carro, con soltanto un’ora a settimana. Un insegnamento che nella scuola primaria è potenziato e valorizzato, ma che già alle superiori si ridimensiona, fino a diventare quasi superfluo.
Una vera e propria “presenza fantasma”.
Il nuovo assetto
Rispetto alle Nuove Indicazioni Nazionali di cui si è tanto parlato, nelle quali alla geografia veniva riservato un posto importante nel corso del primo ciclo, il decreto sui quadri orari degli istituti tecnici segna una vera e propria inversione. Certo, si tratta di due gradi scolastici diversi, ma entrambi inseriti all’interno di un percorso che dovrebbe essere almeno coerente e non contraddittorio.
Parte da questo punto, e dalla commissione del 2022, la denuncia dell’AIIG, l’Associazione Italiana Insegnanti di Geografia. In un articolo di commento al decreto, infatti, scrive:
Emerge una realtà che non può passare sotto silenzio: la geografia continua a essere marginalizzata nel sistema scolastico italiano. Il lavoro della commissione ministeriale sulla geografia del 2022 è stato ignorato, le tante proteste e voci a difesa della disciplina, comprese quelle istituzionali, anch’esse ignorate.
In alcuni corsi degli istituti tecnici, addirittura, l’insegnamento della geografia avrà soltanto un’ora a settimana a disposizione, un tempo estremamente ridotto che limita inevitabilmente la possibilità di sviluppare contenuti in modo approfondito. Con ricadute che ovviamente influiscono sulla didattica e sul ruolo degli insegnanti.
Una didattica frastagliata
Secondo l’associazione, i nuovi quadri orari degli istituti tecnici definiscono un “assetto catastrofico” per gli insegnanti di geografia, a seguito di una vera e propria “marginalizzazione sistemica”. Le conseguenze di questa scelta, continua l’AIIG, sono diverse, come per esempio una diminuzione delle ore negli indirizzi Trasporti e Logistica, o la scomparsa della Geografia Turistica nel triennio dell’indirizzo Turismo.
Nell’indirizzo “Amministrazione, Finanza e Marketing”, poi, avranno luogo ben due insegnamenti di geografia: Geografia e Geografia economica avranno entrambi un’ora a settimana. Una vittoria a metà, verrebbe da dire, o mezza sconfitta a testa, perché la presenza è mantenuta ma con un tempo insufficiente. Continua l’associazione degli insegnanti di geografia:
È una scelta che lascia perplessi per diversi motivi. In primo luogo, non ci sono altre discipline insegnate con una sola ora settimanale nell’intero quinquennio. La geografia diventa quindi una presenza fantasma. […] In secondo luogo, questa scelta appare poco coerente con la natura stessa degli istituti tecnici.
Una frammentazione di questo tipo, insomma, renderebbe impossibile sviluppare competenze solide e valutare in modo serio gli studenti, proprio per la mancanza di continuità didattica. Un paradosso che appare di fatto incomprensibile.
La crisi della geografia a scuola
Come dicevamo nell’introduzione, negli anni si sono susseguiti diversi appelli nel tentativo di ridare dignità alla geografia. Una materia che per tutti è utile, ma che può essere sacrificata senza grandi ripensamenti, anche in un mondo sempre più complesso come quello in cui viviamo. E in cui la geografia non è soltanto utile, ma fondativa di un modo più consapevole di leggere e interpretare i cambiamenti sociali.
Fra crisi climatiche e flussi migratori, conflitti per le risorse e implicazioni geopolitiche, insomma, è davvero poco lungimirante ridurre così tanto la portata della geografia. D’altronde, si tratta di un insegnamento che, pur rappresentando una “presenza fantasma” ormai da diversi anni, continua a dimostrare la propria importanza ogni volta che si prova a farne a meno.









