La tregua fra Stati Uniti e Iran ha permesso un allentamento delle tensioni dovute alla guerra, ma resta alta l’allerta per una crisi energetica tutt’altro che scongiurata. Oltre all’aumento dei prezzi del carburante e del costo dell’energia, il Governo si sta preparando a possibili misure di contenimento che, almeno secondo alcune ipotesi circolate nei giorni scorsi, potrebbero coinvolgere anche la scuola.
Negli ultimi giorni, infatti, diverse voci hanno suggerito un ritorno alla didattica a distanza per la parte finale dell’anno scolastico, in particolare da maggio. L’ipotesi ha sollevato critiche immediate, sia per il ricordo ancora recente della pandemia sia per le difficoltà che la DaD ha mostrato nel garantire un apprendimento efficace. Tanto da richiedere un intervento diretto del ministro Giuseppe Valditara per chiarire la posizione del Governo.
L’ipotesi DaD a maggio 2026
Come riporta Sky Tg24
, a parlare per primo del rischio di un ritorno alla didattica a distanza è stato Marcello Pacifico, presidente del sindacato scolastico Anief. Secondo Pacifico, tra le possibili misure allo studio per il contenimento degli effetti della crisi energetica ci sarebbe un ampliamento dello smart working per i dipendenti pubblici. Da qui il dubbio: se il lavoro da remoto venisse esteso, perché non applicarlo anche alla scuola?
La crisi energetica, con ripercussioni sul costo dei carburanti, potrebbe portare l’Italia entro giugno a un tasso di inflazione altissimo: per frenare il costo della vita, il Governo e il Parlamento potrebbero valutare l’adozione della didattica a distanza, a seguito del collocamento dei lavoratori pubblici in smart working.
Il riferimento, inevitabile, è alla didattica a distanza durante l’emergenza pandemica: una soluzione nata come risposta straordinaria, ma che nel tempo ha evidenziato limiti evidenti, soprattutto sul piano relazionale, motivazionale e della qualità dell’apprendimento. Proprio per questo, l’ipotesi di una sua reintroduzione ha incontrato fin da subito una forte resistenza.
In cosa consiste il possibile lockdown energetico
Paventato da diverse testate giornalistiche, fra cui Open
e Il Foglio
, il cosiddetto lockdown energetico rappresenterebbe una strategia di riduzione dei consumi in risposta alla crisi internazionale. Non si tratterebbe di una chiusura generalizzata, ma di una serie di interventi mirati su diversi ambiti della vita quotidiana e produttiva.
Fra le misure ipotizzate rientrano:
- riduzione dei consumi domestici, con limiti più stringenti su riscaldamento e condizionamento;
- limitazioni alla mobilità, come il ritorno delle targhe alterne nei centri urbani;
- tagli all’illuminazione pubblica per contenere i costi energetici;
- rimodulazione dei cicli produttivi nel settore industriale;
- ampliamento dello smart working nel settore pubblico e privato.
A queste si aggiungono interventi strutturali come il maggiore utilizzo delle centrali a carbone e nuovi investimenti nelle energie rinnovabili. In questo quadro più ampio si inserisce anche il timore di un possibile coinvolgimento della scuola, da cui è nata l’ipotesi di una DaD “energetica”.
Valditara fa chiarezza
Di fronte alla diffusione di queste indiscrezioni, è intervenuto direttamente il Ministro dell’Istruzione e del Merito. In un contesto in cui il ricordo della pandemia è ancora molto presente, l’eventualità di un ritorno alla didattica a distanza ha generato preoccupazione tra famiglie e docenti.
Per chiarire la situazione, all’agenzia Adnkronos
Giuseppe Valditara ha dichiarato che “la Dad non è contemplata in alcun modo”. Una presa di posizione netta, che esclude al momento qualsiasi ritorno alla didattica a distanza, anche in presenza di difficoltà legate alla crisi energetica.
Non solo: lo stesso ministro ha sottolineato che, anche in uno scenario più critico, scuola e sanità resterebbero settori prioritari da tutelare. Un’indicazione importante, che suggerisce come eventuali misure di contenimento verrebbero calibrate evitando di compromettere il diritto all’istruzione in presenza.
Allarme rientrato, quindi? Per il momento sì. Anche perché le notizie dal Golfo Persico indicano segnali di progressiva stabilizzazione, che potrebbero contribuire a ridurre la pressione sul fronte energetico. Resta comunque una situazione da monitorare nelle prossime settimane, ma al momento si può dire con una certa sicurezza che gli studenti resteranno in aula fino alla fine dell’anno scolastico, senza ritorni alla didattica a distanza.









