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La rivista per la scuola e per la didattica
OPINIONI

Abbiamo trasformato gli insegnanti in degli intrattenitori che, per ottenere attenzione, devono spiegare al ritmo di TikTok

La scuola italiana è spesso al centro del dibattito pubblico, soprattutto negli ultimi tempi, ma raramente per la sua funzione educativa. Fra ingerenze delle famiglie, episodi di violenza da parte degli studenti e abuso delle tecnologie digitali, sono molti i problemi da affrontare e poche le risorse disponibili per farlo.

In questo scenario, gli insegnanti sono spesso coloro che pagano il prezzo di un declino del sistema scolastico sempre più evidente. Lo sottolinea Filippo Caccamo al programma Le Iene link esterno, dove lancia un’amara provocazione: oggi nessuno parla più dei docenti. Al contrario, per ottenere un briciolo di attenzione dagli studenti, essi sono costretti a trasformarsi in intrattenitori, adattandosi ai ritmi imposti da TikTok.

Insegnanti come intrattenitori

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Che la scuola sia cambiata non è certo un mistero, sia per effetto dell’evoluzione delle nuove generazioni sia per la crescente diffusione delle tecnologie digitali. Fra LIM e touchscreen, registro elettronico e intelligenza artificiale, la didattica ha cercato di adattarsi alla modernità, con risultati non sempre positivi.

Secondo Filippo Caccamo, in particolare, la scuola di un passato anche recente rispettava maggiormente i tempi dell’apprendimento. Se prima “non si facevano i compiti con ChatGPT, non si guardavano i film alla lavagna, non ci si accoltellava”, oggi la situazione è profondamente diversa:

Un docente, per avere l’attenzione di un ragazzo abituato a stare sui social, deve spiegare ai ritmi di TikTok, deve creare dei trend, come ‘cinque motivi per odiare Napoleone’. Ma non è possibile, i docenti sono intelligenze naturali, non artificiali.

Insomma, l’educazione ha sempre fatto a meno di ricette valide in ogni contesto: in altre parole, ha sempre fatto a meno degli algoritmi. Oggi, tuttavia, complici i meccanismi del web e dei social media, anche gli insegnanti si trasformano in influencer: seguono gli algoritmi, parlano ai propri studenti con i linguaggi dei social e finiscono, talvolta, per assumere il ruolo di intrattenitori.

La scuola e l’algoritmo

Con la diffusione delle nuove tecnologie, soprattutto nell’ambiente domestico, e anche a seguito dell’emergenza pandemica, la scuola ha dovuto modernizzarsi in tempi molto rapidi. Un cambiamento avvenuto, però, con poca attenzione alle modalità e con una conoscenza ancora parziale delle conseguenze, oggi ormai sotto gli occhi di tutti. Se l’urgenza era quella di catturare l’attenzione di studenti sempre più abituati alla velocità dell’algoritmo, continua Caccamo, non tutto è andato come previsto:

Nella scuola è cambiato tutto per risolvere proprio questo problema, ma siamo sicuri che siano cambiate solo le tecnologie e non anche le persone, l’umanità? Si può modificare la scuola come vogliamo, ma senza l’insegnante in carne ed ossa non si va da nessuna parte.

Entrare in una scuola secondaria di primo grado e trovare una digitalizzazione totale non è necessariamente il segno di una scuola del futuro, né costituisce, di per sé, una garanzia di qualità dell’istruzione. Se tutto diventa tracciato, monitorato, asettico e ipercontrollato, continua l’ex docente, si rischia di perdere anche il valore della creatività. Si perde, in definitiva, l’elemento umano della relazione educativa.

Nessuno parla degli insegnanti

“Ma qualcuno parla mai degli insegnanti?” si chiede Filippo Caccamo, arrivando così alla conclusione del suo ragionamento. Tutti parlano di tecnologia, dividendosi tra sostenitori e detrattori, oppure della violenza nelle scuole, del bullismo e del cyberbullismo. Quasi nessuno, invece, parla dei docenti, oggi più esposti, più vulnerabili e spesso lasciati soli nello svolgimento del proprio ruolo.

Il caso più discusso è quello della docente accoltellata e, continua Caccamo, si ripropone il consueto copione: chi richiama il tema della legalità, chi sposta il dibattito sul piano politico, chi propone soluzioni più o meno repressive, chi attribuisce ogni responsabilità alla musica trap. Ma limitarsi a commentare non basta:

Piuttosto dovremmo fermarci un attimo: interrompere i programmi scolastici, spegnere le LIM, e chiederci seriamente: cosa sta succedendo alla nostra scuola? Come stanno i professori e gli studenti? Tu che per 1500 euro al mese insegni a un ragazzo che dorme e fai anche da genitore gratis, come stai?

Una domanda che continua a risuonare nel vuoto di un silenzio che, proprio perché condiviso da molti, diventa ancora più assordante.

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