In pochi anni, l’intelligenza artificiale è passata dall’essere una curiosità tecnologica al diventare parte integrante delle nostre attività quotidiane. Non mancano i critici, come Vincenzo Schettini e Paolo Crepet, ma cresce anche il numero di chi ritiene che l’IA, se ben utilizzata, possa migliorare concretamente l’apprendimento.
A confermare questa direzione è anche Giuseppe Valditara che, durante una visita istituzionale, ha ribadito che l’intelligenza artificiale è uno strumento fondamentale a disposizione dei docenti. L’obiettivo è infatti usarla per adattare lo studio alle esigenze dei singoli studenti e ottenere risultati di apprendimento migliori, superando un modello uguale per tutti.
migliorare gli apprendimenti
Durante il suo intervento a Brindisi, racconta l’Ansa
, Valditara ha elogiato il progetto dell’Istituto Majorana Book in Progress AI. Si tratta di un’iniziativa che ha lo scopo di supportare l’apprendimento adattivo utilizzando algoritmi avanzati ed ecosistemi sperimentali, cioè sistemi in grado di adattare contenuti e difficoltà in base ai progressi dello studente. In altri termini: l’intelligenza artificiale a scuola come parte attiva della didattica. Queste le parole del ministro Valditara in merito:
Noi abbiamo avviato un percorso con l’intelligenza artificiale che riguarda in special modo la personalizzazione della didattica. I primi risultati ve li posso già anticipare, e sono buoni, nel senso che c’è stata una crescita di apprendimenti. Nel prossimo anno dovremmo estendere l’uso dell’intelligenza artificiale per fini didattici.
La logica dietro la sperimentazione è semplice: ogni studente ha tempi di assimilazione e competenze cognitive differenti. Di conseguenza, l’intelligenza artificiale può analizzare le performance in tempo reale e suggerire materiali di recupero o approfondimenti personalizzati, intervenendo dove emergono difficoltà e valorizzando i punti di forza.
E da questo punto di vista, può davvero sembrare la scuola del futuro.
“Italia fra i primi Paesi al mondo”
Per il momento, nel futuro della scuola ci sarà un probabile ampliamento della sperimentazione sull’intelligenza artificiale voluta da Giuseppe Valditara. Il ministro elogia gli sforzi italiani sulla didattica che utilizza le nuove tecnologie, per cui il nostro Paese è fra i primi al mondo:
Calcoliamo che nel mondo sono pochi i Paesi che sono partiti su questa tematica. Sono Stati Uniti, Cina, in Europa credo ci sia solo l’Estonia, la Corea del Sud guida da tempo, e poi ci siamo noi. Inoltre, abbiamo inserito l’educazione all’uso corretto dell’intelligenza artificiale nelle nuove linee guida sull’educazione civica.
In effetti è vero che la Cina ha introdotto l’ora di intelligenza artificiale a scuola, e che anche l’Estonia ha avviato uno studio specifico dell’IA. Da questo punto di vista, Valditara vorrebbe muoversi in tempo per l’anno scolastico 2026/2027, in modo da estendere l’uso dell’intelligenza artificiale per fini didattici in tutta Italia.
futuro della scuola
Le parole di Giuseppe Valditara dimostrano una buona comprensione delle potenzialità e dei limiti dell’intelligenza artificiale a scuola. Docenti e studenti dovranno infatti capirne l’etica e i rischi, ma anche le opportunità e i campi di applicazione. L’IA non serve, insomma, soltanto per falsificare un compito, né può sostituirsi agli insegnanti o alla scuola in generale.
Al contrario, soprattutto i docenti potranno servirsene per migliorare l’approccio alla didattica e personalizzare l’apprendimento di ogni singolo studente. Almeno secondo la visione del ministro. Si tratta di una sfida enorme, che tuttavia non riguarda soltanto gli studenti e gli insegnanti, ma anche la scuola intesa come istituzione e le famiglie, che devono essere parte integrante del processo.
Solo un coinvolgimento di tutti gli attori in gioco può rendere la tecnologia uno strumento davvero utile nel percorso di crescita e di studio dei giovani. E non soltanto un modo per avere una risposta compiacente, quando va bene.









