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Alunni giocano a calcio per strada ma vengono multati dai carabinieri: “Niente cellulare, niente pallone. Ma come dobbiamo crescere?”

Smartphone vietati a scuola, adulti che si lamentano se i giovani passano troppo tempo online, eppure quando gli adolescenti scelgono di giocare all’aperto, arriva comunque una multa. È quanto successo a Murano, dove alcuni alunni della seconda media Vivarini sono stati sanzionati per aver giocato a calcio dove non era possibile, secondo il regolamento.

Il caso ha fatto discutere non soltanto i genitori ma anche gli stessi ragazzini. Guidati dalla loro insegnante, questi ultimi hanno deciso di scrivere al sindaco per esporre la loro versione dei fatti. Un’occasione che si è presto trasformata in un esercizio di cittadinanza attiva, e non solo.

Una multa per aver giocato all’aperto

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Siamo a inizio settembre, la scuola è ricominciata da poco e 14 ragazzini fra 11 e 13 anni stanno giocando a calcio in un’area di Murano riqualificata di recente. Purtroppo però è concesso giocare all’aperto soltanto in due zone, campo San Bernardo e Parco Angeli, e fino ad un’età di 11 anni.

Gli adolescenti vengono richiamati e sanzionati dai carabinieri, con una multa di 50 euro a testa, per disturbo della quiete pubblica e utilizzo improprio dello spazio. I genitori, convocati in caserma per saldare il dovuto, non riescono a contenere la sorpresa per tutto l’accaduto. Ma la vicenda non si ferma lì.

Il caso fa discutere anche a scuola, dove l’insegnante di italiano Deborah Morfino decide di trasformare la protesta per la sanzione in un progetto didattico. La docente propone agli alunni di leggere insieme il regolamento e comprenderne i punti salienti, per poi scrivere una lettera collettiva al sindaco di Venezia.

La lettera dei ragazzini al sindaco

Nella lettera scritta dagli alunni di scuola media al sindaco di Venezia ci sono ovviamente le lamentele per quanto accaduto, ma non solo. Al Corriere del Veneto, Deborah Morfino spiega le ragioni dell’iniziativa link esterno:

Su diciotto miei alunni dieci sono stati multati quel giorno ed erano molto arrabbiati, anche leggendo gli articoli sulla stampa. Ho detto: “Trasformiamo questa vostra protesta in un’occasione per far sentire la vostra voce, per chiedere un cambiamento del regolamento”. Ho spiegato anche che i carabinieri lo hanno rispettato, se c’è una segnalazione o una denuncia sono tenuti a intervenire.

Di conseguenza, oltre alle comprensibili rimostranze, trova spazio anche un’analisi più approfondita. C’è chi non si rassegna e sostiene come in campo San Bernardo, dove giocare è permesso, ci siano troppi bar e panchine, alberi e persone. Sarebbe controproducente giocare lì.

Altri propongono di ampliare gli spazi autorizzati e alzare il limite d’età, di fatto rendendo più flessibile il regolamento, ma molti lamentano un ovvio paradosso. Se è sconsigliato o addirittura vietato l’uso dello smartphone, perché dovremmo vietare anche le attività all’aperto?

Non è proprio questa la socializzazione tanto ricercata dagli adulti?

Un’occasione per imparare qualcosa

La domanda è retorica, certo, ma segnala nondimeno una contraddizione nell’approccio estremamente normato alle attività all’aperto. Soprattutto quando riguardano anche gli adolescenti. La docente di italiano sottolinea inoltre l’importanza educativa della lettera indirizzata al sindaco, pensata e scritta a scuola:

Chi cresce qui è molto fortunato, perché non ci sono le auto e si può stare in campo come si faceva una volta. Da parte mia ho voluto trasformare un episodio spiacevole in un’attività didattica e di partecipazione civile.

Dopo aver ricevuto la lettera, il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro ha promesso di incontrare i genitori dei ragazzini e sentire le loro ragioni. D’altronde, non succede spesso che siano gli stessi adolescenti a chiedere spazi per poter giocare all’aperto e socializzare fra loro.

L’alternativa la conosciamo molto bene, e non è detto che sia migliore. Anzi.

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