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OPINIONI

Dobbiamo chiederci una volta per tutte se abbiamo sbagliato ad abbassare la guardia, come insegnanti e come genitori

Ormai da diverso tempo si parla di violenza a scuola, in particolare per quanto riguarda il bullismo e il cyberbullismo, o in ambienti domestici. Mai come adesso però il fenomeno sembra assumere contorni sempre più gravi, con esiti anche fatali che diventano fatti di cronaca, oltre che tragedie personali e familiari.

Fra chi invoca soluzioni drastiche, come metal detector all’ingresso degli istituti, e chi cerca responsabilità puntando il dito, c’è anche chi prova a guardare il problema da un altro punto di vista. Per esempio Vincenzo Schettini, docente e divulgatore noto per il progetto “La fisica che ci piace”, chiama in causa il ruolo di insegnanti e genitori, che hanno smesso di dire “no” e rinunciato ad un rapporto vero con i ragazzi.

Una escalation mai vista prima

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In un video pubblicato sui social, Vincenzo Schettini affronta la tragedia avvenuta a La Spezia non nascondendo lo sconcerto per un episodio che definisce inaccettabile. Queste le sue parole:

Non è la prima volta che si sente parlare a scuola di violenza nei confronti di altri ragazzi, nei confronti degli insegnanti. Ma stiamo scherzando? In quante città i ragazzi, le baby gang, girano con i coltellini?

Insomma, il tema della violenza a scuola non è certo nuovo, ma ad essere una novità è questa escalation mai vista prima. Se in passato si guardava a situazioni del genere come a casi isolati, risolvibili dalla comunità di riferimento e persino dalla scuola, ad oggi il problema sembra assumere contorni generazionali e sociali. Contorni che non possono più essere ignorati o relegati a contesti marginali ma, al contrario, vanno considerati all’interno della più grande questione del disagio giovanile.

disagio giovanile

Se si accetta la premessa che il problema è sociale, continua Schettini, allora esso non può essere slegato dal tema del disagio giovanile. Ad alimentare l’escalation di violenza a scuola, e fuori, sono infatti fattori come rabbia, solitudine e senso di abbandono. Senza dimenticare il ruolo o, meglio, le responsabilità degli adulti:

Noi adulti ne dobbiamo prendere coscienza, e dobbiamo chiederci una volta per tutte se abbiamo sbagliato ad abbassare la guardia noi a scuola come professori e a casa come genitori. Abbiamo smesso di dire no: in famiglia si litigava, si discuteva, ci si scontrava con i genitori e attraverso quello scontro si cresceva.

Si tratta di un problema di cui molti altri esperti hanno già parlato. Se per Crepet l’eccessiva protezione dei genitori impedisce lo sviluppo dell’autonomia dei figli, per Lancini i genitori vogliono che i figli siano sé stessi ma a modo loro. Un paradosso che ha, fra gli esiti, una perdita di riferimenti per i più giovani.

contrastare la violenza a scuola

Insomma, i destinatari dello sfogo di Vincenzo Schettini sono soprattutto gli adulti, genitori e docenti, che fanno troppo poco per accompagnare i ragazzi nel loro percorso di crescita. E continua:

La colpa principale l’abbiamo noi grandi, e anch’io mi metto in mezzo come professore, perché a scuola si corre sempre, fra programmi e interrogazioni. E non ci si ferma mai a parlare a questi ragazzi del rispetto per la vita degli altri, perché questi nostri figli saranno presto anche loro genitori.

La scuola non può rinunciare a riconoscere parte delle sue responsabilità, secondo Schettini, insieme a tutti coloro che hanno il compito di guidare gli adolescenti, in classe e non. In più, una didattica che corre impedisce di fermarsi a parlare davvero con gli studenti, e pertanto rappresenta uno specchio fedele per la società della performance. E della violenza.

Per questa ragione, aumentare i controlli serve soltanto fino ad un certo punto. Bisogna anche investire nell’educazione e nella relazione tra docente e studente, vero pilastro di una scuola che punta al futuro.


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