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La parola giovanile dell’anno 2025 è “chill”

Da sempre i giovani parlano una lingua tutta loro. È un linguaggio fatto di parole, espressioni e sfumature che spesso risultano incomprensibili anche a chi ha soltanto qualche anno in più. Si tratta di un lessico che, pur nato all’interno delle interazioni fra adolescenti, finisce inevitabilmente per uscire dall’ambiente scolastico.

È ciò che è successo con la “parola giovanile dell’anno 2025”, proclamata a gennaio dopo un percorso che ha coinvolto migliaia di studenti italiani, e non solo. A vincere è stata “chill”, un termine in apparenza semplice ma capace di raccontare molto delle nuove generazioni.

Non solo un modo di dire, quindi, ma una vera e propria chiave di lettura del presente.

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“chill” PAROLA GIOVANILE DELL’ANNO

Come racconta l’Accademia della Crusca link esterno, a proporre l’idea è il linguista Massimo Arcangeli, che vorrebbe importare in Italia la “Jugendwort des Jahres” tedesca. Letteralmente, la parola giovanile dell’anno.

Il progetto ha quindi origine durante il Festival dell’Italiano e delle Lingue d’Italia, e arriva a coinvolgere istituzioni, scuole e università, ma anche studenti, enti culturali e realtà prestigiose come l’Accademia della Crusca e la Società Dante Alighieri. Al culmine dell’iniziativa, le parole finaliste sono cinque:

  • aura”, che indica il carisma di una persona, ossia la capacità di essere percepiti come sicuri di sé;
  • bro”, ormai diventato un appellativo universale che indica un rapporto orizzontale e informale;
  • chill”, lo stato di chi è rilassato, calmo e senza pretese, e può essere aggettivo, verbo o esclamazione;
  • ghostare”, sparire dalla vita di qualcuno interrompendo all’improvviso ogni comunicazione digitale;
  • rimasto”, termine gergale che descrive qualcuno che è “rimasto indietro” o “fuori di testa”.

A decretare la vittoria di “chill” è una giuria mista composta da sette adulti (scelti fra insegnanti, docenti universitari e dirigenti scolastici) e sette giovani di età compresa fra i 14 e i 18 anni. A presiedere la giuria, invece, un giovane fra 19 e 21 anni.

Perché essere “chill” oggi

Parola che i ragazzi usano da tempo, “chill” è ormai entrata stabilmente nel loro linguaggio quotidiano, come conferma anche la Crusca. D’altronde proprio dall’Accademia era arrivata la proposta di includerla all’interno dell’iniziativa dedicata alla parola giovanile dell’anno 2025. Con queste righe a commento:

Nel linguaggio giovanile, e nei suoi usi in rete, chill assume il significato generico di ‘rilassamento’, ‘tranquillità’, ‘relax’ e ‘calmo’, ‘tranquillo’, ‘privo di stress”. Come sostantivo e aggettivo può descrivere un atteggiamento sereno e disinvolto, una persona rilassata e calma, un’attività priva di pressioni o stress, una situazione piacevole e distesa. […] In molti suoi usi e contesti può ricordare un altro termine, ormai in declino: scialla.

Dire che qualcosa è “chill” o invitare qualcuno a “stare chill”, insomma, significa rivendicare uno spazio di calma, rivendicare il bisogno di evitare lo stress. Se infatti oggi si parla molto di disagio, senso di colpa e inadeguatezza, spesso le nuove generazioni cercano soltanto nuovi equilibri.

Verso una scuola “chill”

L’iniziativa sulla parola giovanile dell’anno 2025 è anche diventata un’occasione per riflettere in modo più ampio sul rapporto fra giovani, scuola e benessere. E per capirlo dobbiamo tornare al significato di “chill”.

In una parola che indica uno stato di calma e tranquillità, non si può non notare il manifesto di una generazione che rifiuta la società della performance e chiede di rallentare.

Si tratta di un fenomeno che non è certo nuovo. Per esempio, Paolo Crepet da tempo parla di un disagio giovanile legato alle eccessive pressioni dei genitori, e la stessa scuola è additata come parte del problema. Da un lato, gli studenti la vedono come una gabbia, un inferno; dall’altro lato, la vorrebbero come un luogo in cui coltivare il proprio benessere.

“Chill” è la parola giovanile dell’anno 2025, e non rappresenta un mero disimpegno ma una richiesta di libertà. Detto in altri termini: perché i giovani possano crescere davvero, serve un mondo adulto capace di ascoltare, accogliere e diminuire le pressioni. Un mondo adulto più “chill”, insomma.

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