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EDUCAZIONE

Oltre vent’anni dall’esame di quinta elementare, il rito perduto che faceva capire ai bambini che stavano entrando nel mondo dei grandi

Per molti anni l’esame di quinta elementare ha rappresentato una tappa fondamentale nella crescita di ogni bambino. Lungi dal costituire soltanto una verifica finale, si trattava di un momento che segnava la fine del primo percorso scolastico e l‘inizio di una nuova fase. Un vero e proprio rito di passaggio.

Da più di 20 anni, tuttavia, un esame di quinta elementare non c’è più. Nonostante le argomentazioni a favore della scelta e del decreto legislativo 59 del 2004 link esterno che ne ha sancito la scomparsa, non tutti sono d’accordo, e la ragione è semplice: ha senso una scuola senza ostacoli?

Il vecchio esame di quinta elementare

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L’esame di quinta elementare, in vigore fino al 2004 e poi abolito, aveva una struttura abbastanza articolata con l’obiettivo di verificare le competenze degli alunni con:

  • una prova scritta linguistico espressiva “di italiano”;
  • una prova scritta logico-matematica;
  • un colloquio su diverse materie, spesso su una “tesina” a scelta dell’alunno.

Come abbiamo accennato nell’introduzione, l’esame di quinta elementare non costituiva soltanto una verifica finale. Certo, aveva il compito di valutare l’apprendimento degli alunni, ma in realtà rappresentava una tappa fondamentale nel loro percorso.

Sostenere l’esame significava infatti confrontarsi con due prove scritte in cui mettere in pratica alcune competenze di base. In più, la prova orale permetteva di collegare più materie ad un unico argomento generale, ed esporre i risultati davanti alla commissione. Non un semplice esame, insomma, soprattutto per dei bambini di circa 10 anni in procinto di iniziare un nuovo ciclo scolastico molto più complesso.

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Una scelta sensata, più o meno

L’abolizione dell’esame di quinta elementare è figlia di una parziale riorganizzazione della scuola italiana in due cicli. Il secondo ciclo avrebbe compreso soltanto la scuola secondaria di secondo grado, le scuole superiori, mentre il primo ciclo sarebbe stato composto dalla scuola primaria e dalla scuola secondaria di primo grado. Ossia la scuola elementare e la scuola media.

Trattandosi di un unico ciclo scolastico, non era più necessario un esame in mezzo. E in molti hanno visto questo cambiamento come una necessaria modernizzazione dell’impianto scolastico italiano. Non è il numero di esami a rendere migliore o peggiore uno studente, ma la qualità intrinseca dell’istruzione.

Questa è una lettura che trova parziali conferme anche in altri sistemi scolastici, come la scuola finlandese molto apprezzata anche in Italia. Piuttosto che su prove finali dall’impianto rigido, infatti, il focus risiede nella continuità dell’apprendimento, nell’autovalutazione e nella scelta di approcci più flessibili. Ed è in un quadro del genere che l’abolizione dell’esame di quinta elementare trova un suo senso. Più o meno.

Ha senso l’esame di quinta elementare oggi?

Il problema vero non riguarda la presenza o l’assenza di un esame di quinta elementare, bensì la debolezza di un sistema scolastico che non riesce più a motivare e responsabilizzare gli studenti. A peggiorare la situazione c’è anche la crescente tensione tra famiglie e insegnanti, che porta a una continua insofferenza da entrambe le parti e, di fatto, pregiudica il percorso di apprendimento degli alunni.

Da questo punto di vista, quindi, non basta sperare in un ritorno dell’esame di quinta elementare. Certo, sarebbe possibile riportare in auge il vecchio rito di passaggio e verificare le competenze di un alunno nel passaggio alla scuola secondaria di primo grado. Ma non tutto è così semplice: ha davvero senso fissare delle tappe rigide in un percorso di crescita così personale e variabile come quello dell’infanzia?

Dall’altro lato, invece, non ha senso eliminare tutti gli esami e puntare su una valutazione continua che si basi sull’impegno quotidiano. Il rischio è quello di contribuire alla creazione di una generazione fragile, che non sa affrontare gli ostacoli e non sa misurare la propria preparazione. Insomma, la questione non riguarda soltanto l’esame di quinta elementare ma il sistema scolastico nella sua interezza, che sembra volersi liberare degli studenti il prima possibile.

Magari lanciandoli contro un mondo del lavoro e una società che non capiranno mai davvero, o contro degli ostacoli che non sapranno mai davvero superare.

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