C’è stata un’estate, quella del 2026, in cui il nome di Ulisse è apparso ovunque: trailer, cast stellare, code al cinema, un budget da kolossal e settimane di permanenza record al box office. Il film di Christopher Nolan ha fatto quello che nessun programma ministeriale era riuscito a fare da tempo: ha reso Odisseo, per qualche mese, un argomento di conversazione tra adolescenti. La domanda, per chi insegna, è ovvia: come si trasforma questa curiosità improvvisa in un vero percorso di lettura?
Un eroe che parla ancora, a distanza di tremila anni
Il bello dell’Odissea è che non ha bisogno di essere “attualizzata” per parlare ai ragazzi di oggi: lo è già. Odisseo non è un guerriero come Achille, mosso dalla gloria e dall’ira. È un uomo curioso, astuto, che affronta mostri e tentazioni pur di continuare a scoprire cosa c’è oltre l’orizzonte e che, allo stesso tempo, non smette mai di desiderare casa.
Non è un caso che sia stato Dante, secoli dopo, a fissare per sempre questo doppio volto dell’eroe. Nel Canto XXVI dell’Inferno, il suo Ulisse spinge i compagni oltre le Colonne d’Ercole con parole che ogni tredicenne dovrebbe sentirsi dire almeno una volta: “fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”. Non siamo fatti per vivere come animali, ma per inseguire conoscenza. Difficile trovare, nella letteratura italiana, un invito più diretto alla curiosità.
Il viaggio di Odisseo, in fondo, è il primo grande racconto di formazione della letteratura occidentale: un percorso che cambia chi lo compie, tra sfide che mettono alla prova l’ingegno più che la forza. Un tema che ai ragazzi di prima e seconda media, alle prese con le loro personali, piccole “Itache” da raggiungere, parla più di quanto sembri.
Come restituire in classe il fascino del viaggio (senza annoiare nessuno)
Il rischio, con un classico, è sempre lo stesso: trasformarlo in uno studio mnemonico di nomi e luoghi. Ma ci sono modi molto più efficaci per farlo funzionare in classe.
Partire dalla mappa, non dal testo. Prima ancora di leggere una riga, mostrare agli studenti il Mediterraneo e la rotta di Ulisse, da Troia a Itaca, passando per l’isola dei Ciclopi, quella di Circe, lo stretto di Scilla e Cariddi, aiuta a dare corpo a un viaggio che altrimenti resta astratto. Funziona ancora meglio se il viaggio viene spezzato in tappe, come un percorso a ostacoli: ogni tappa una prova, una domanda, un ostacolo da superare prima di passare alla successiva. È lo stesso principio dei giochi da tavolo che i ragazzi conoscono bene, applicato a un testo di tremila anni fa.
Aprire un dibattito vero. L’Odissea si presta benissimo a domande che non hanno una risposta scontata: il viaggio di Ulisse è davvero accaduto, o è un racconto simbolico del desiderio umano di conoscere? Ha senso interpretare mostri come Polifemo o le Sirene come proiezioni delle paure più antiche dell’uomo? Far discutere la classe su questo, invece di limitarsi al riassunto, trasforma la lettura in un piccolo laboratorio di pensiero critico.
Dare voce ai personaggi femminili. Circe, Calipso, Nausicaa, la stessa Penelope: raccontare il viaggio dal loro punto di vista è un esercizio che quasi sempre sorprende chi lo prova, insegnanti compresi.
Usare mappe e schede visive per tutti. Una mappa muta da completare, un dizionario mitologico a portata di mano, una scheda che riassuma personaggi e tappe con immagini: strumenti che aiutano davvero l’intera classe, non solo chi ha bisogno di un supporto in più.

LA STORIA DI ODISSEO
Collana di narrativa per la scuola secondaria di primo grado
Il momento giusto per riportarlo in classe
Con “l’Odissea-mania” ancora fresca, proporre il mito adesso ha un vantaggio raro: i ragazzi arrivano già incuriositi, magari con in testa qualche scena vista al cinema o su TikTok. È il momento ideale per mostrare loro che quella storia, molto prima di diventare un blockbuster con Matt Damon, era già un racconto capace di reggersi da solo e che il testo originale, letto bene, ha spesso più da dire di qualsiasi adattamento.
Per farlo senza partire da zero, esistono oggi edizioni pensate apposta per la secondaria di primo grado: versioni del poema adattate ma fedeli, corredate da mappe del viaggio, focus su interpretazione e attendibilità storica del racconto, percorsi di lettura in stile Invalsi e materiali pensati per l’inclusione. È il caso, ad esempio, di La storia di Odisseo
, all’interno della collana LeggerMENTE, con il Proemio nella storica traduzione di Salvatore Quasimodo.
Perché, alla fine, la vera domanda non è se Odisseo sia ancora un eroe capace di parlare ai ragazzi di oggi. È quanto tempo ancora aspetteremo prima di lasciarglielo fare in classe, e non solo al cinema.









