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OPINIONI

I voti distruggono il talento, il progresso dal 4 al 7 dovrebbe contare più della media

Il ruolo dei maestri nella crescita dei più giovani, le mancanze del sistema di valutazione, la scuola come un dispositivo senz’anima. Sono questi gli argomenti di cui ha parlato Massimo Recalcati, racconta il quotidiano La Stampa link esterno, a Milano per il ciclo di incontri “Crescere, dalla Beta alla Zeta”.

Nel corso del suo intervento, lo psicoanalista e divulgatore lombardo si è concentrato su alcune delle criticità del mondo scolastico e, allo stesso tempo, su alcune delle possibili soluzioni. In un contesto in cui genitori e docenti sembrano aver perso la bussola, sostiene Recalcati, non servono algoritmi o chimere passeggere, ma una riflessione sul ruolo della scuola che accolga il cambiamento senza tradire la propria essenza.

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Al centro della riflessione di Massimo Recalcati c’è innanzitutto la funzione dei maestri, che non possono ridursi a trasferire nozioni. Si tratta di un compito sempre più difficile, in una società che ha eroso l’autorità tradizionale, ma in cui è fondamentale trovare un modo nuovo di essere autorevoli senza riprodurre modelli del passato.

Secondo lo psicoanalista, insomma, l’autorevolezza dell’insegnante non può più nascere dalla mera gerarchia o dalla paura degli studenti, ma deve scaturire dal buon esempio e dal desiderio. E prosegue:

La parola del maestro illumina, ma non elimina l’oscurità: introduce anche il mistero del sapere. […] L’influencer parla di tutto per essere seguito. Il maestro invece parla di ciò che davvero gli preme.

Questa linea di confine in realtà mostra due modi diversi di intendere la comunicazione del sapere. Da un lato c’è l’influencer, il cui scopo è farsi seguire da un numero sempre maggiore di follower; dall’altro lato c’è l’insegnante, che parla di ciò che davvero conta per lui e che per questo riesce a trasmettere anche un rapporto autentico con la conoscenza. In altri termini: non ha il solo scopo di trasmettere nozioni, ma anche il desiderio di sapere.

“Il progresso dovrebbe contare più della media”

Dal ruolo dei docenti il discorso passa alla valutazione degli studenti, che negli ultimi anni ha ricevuto critiche da più parti. Su questo punto Recalcati ha le idee molto chiare:

Se fossi ministro dell’istruzione, interverrei soprattutto sulla valutazione. Bisognerebbe premiare la crescita. Se uno studente passa dal 4 al 7 in pochi mesi, questo progresso dovrebbe contare più della media matematica.

Insomma, lo psicoanalista non parla ancora di coinvolgere attivamente gli studenti nella valutazione, ma di considerare davvero il loro percorso. Passare da una grave insufficienza a una discreta padronanza della materia non merita una valutazione che si riduca alla semplice media matematica. Quello studente non vale un’altra insufficienza, ma un voto che rifletta la sua crescita e che sappia riconoscere il progresso compiuto.

Quale ruolo per la scuola?

Perché questi cambiamenti prendano corpo, è tuttavia necessario ripensare il ruolo della scuola, e non soltanto delle sue parti. Da questo punto di vista, Recalcati parla di un paradosso tutto italiano: da una parte, la scuola viene ignorata in modo sistematico da tutte le agende politiche; dall’altra parte, viene sovraccaricata di aspettative che vanno oltre le sue reali capacità. Un cortocircuito di difficile risoluzione.

Qui lo psicoanalista individua due diverse anime che convivono, spesso in conflitto, all’interno degli istituti scolastici. La prima è quella del dispositivo, mentre la seconda è quella della radura:

Il dispositivo è la scuola dal colore grigio della ripetizione anonima, una macchina che talvolta diventa un tritacarne in cui finiscono anche gli insegnanti, costretti a prestazioni che hanno poco a che fare con il gesto vivo dell’insegnare. […] La radura è la scuola come luogo dove non si trasmettono solo informazioni e nozioni, ma dove la vita può trovare la sua forma. È il luogo dell’incontro con il desiderio di sapere.

Ecco, per quanto sia anche necessario che la scuola sia un “dispositivo”, non deve mai e poi mai dimenticare la sua natura di “radura”. La scuola non può limitarsi, quindi, a trasmettere nozioni e produrre diplomi, ma deve anche diventare il luogo dell’incontro, della crescita e della scoperta. Capace di incidere davvero nella formazione dei suoi studenti.

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