Da diversi anni a questa parte, la scuola sta attraversando un cambiamento profondo che va ben oltre il semplice aggiornamento di programmi e manuali. Oggi la sensibilità collettiva è mutata, e sia i genitori sia i docenti si rendono conto di quanto sia necessario ripensare il ruolo dell’educazione, non solo nei contenuti ma anche nelle modalità con cui viene proposta.
A confermare questa tendenza è il Report GoStudent sul futuro dell’istruzione 2025
, un’indagine che ha coinvolto circa 12 mila persone fra genitori e ragazzi, oltre a 300 insegnanti in tutta Europa. Il quadro che ne emerge non lascia tanto spazio a fraintendimenti: la maggior parte degli intervistati chiede una vera e propria riscrittura dei programmi scolastici, con maggiore spazio alla dimensione più umana dell’apprendimento e non solo a quella nozionistica.
Matematica e informatica in crisi
Fra gli insegnamenti che si sono ritrovati sotto la lente del Rapporto GoStudent ci sono la matematica e l’informatica. La seconda è spesso stata considerata la disciplina del futuro, mentre la prima ha costituito la sua base necessaria e imprescindibile. Eppure, almeno un docente su cinque ritiene che l’informatica venga insegnata con metodi ormai superati, di fatto rendendola quasi inutile per la contemporaneità.
Non va meglio alla matematica, dal momento che il 16% di insegnanti e genitori la reputa inadeguata al futuro, quantomeno per le sue modalità di insegnamento. Questi dati rappresentano una media su base europea, con picchi rispettivamente del 28% e del 30% per informatica e matematica in Francia, segno di una criticità percepita in modo ancora più marcato in alcuni contesti.
Come si può immaginare, quindi, la critica non è tanto alle discipline in sé, quanto al modo in cui esse vengono proposte agli studenti. E d’altronde non si tratta neanche di una novità: da anni si sostiene che il vero problema della matematica sia il suo insegnamento, con alternative efficaci come Direzione Discipline, che provano a renderla più comprensibile e vicina agli studenti.
benessere emotivo degli studenti
Benché non se ne possa parlare come di una vera e propria materia, è innegabile che oggi ci sia una rinnovata attenzione al benessere mentale e, in generale, psicofisico degli studenti. In un mondo caratterizzato da ritmi frenetici, iper-connessione e ansia da prestazione, capire come gestire lo stress è diventata una vera e propria competenza, non più un aspetto secondario. Che quindi è persino meritevole di insegnamento in classe.
Si tratta di una necessità secondo il 40% dei docenti, il 38% dei genitori e il 35% degli studenti: in pratica, un consenso quasi unanime fra le diverse componenti della scuola, che raramente si trovano così allineate su un tema.
A dimostrazione di questa nuova sensibilità, una recente indagine ha concluso che le competenze socio-emotive degli studenti stanno diminuendo. E d’altronde non è un caso che i giovani oggi si rivolgano alle intelligenze artificiali per ottenere conforto ma, soprattutto, per non essere giudicati. Insegnare il benessere emotivo agli studenti è insomma cruciale per la salute mentale e il successo, sia nel percorso scolastico sia nella vita quotidiana.
competenze trasversali
Arriviamo quindi alle competenze trasversali, le cosiddette soft skills, che oggi rappresentano un bagaglio imprescindibile per qualsiasi individuo. Secondo il 64% delle famiglie europee, le soft skills costituiranno un fattore determinante per il proprio futuro lavorativo, con un picco del 74% nel Regno Unito.
Fra le competenze più indicate, allora, il Rapporto GoStudent ne segnala due. Da una parte c’è il problem solving, ossia la capacità di affrontare e risolvere situazioni complesse, indicata come dote più ricercata dal 44% degli studenti e dal 41% degli educatori. Dall’altra parte c’è invece il pensiero critico, che è fondamentale per il 40% dei docenti in quanto scudo necessario contro la disinformazione e l’omologazione del pensiero.
Da questo punto di vista, è finalmente stata approvata una legge sulle competenze non cognitive e trasversali a scuola, ma sulla sua effettiva efficacia sarà necessario attendere qualche anno. Allo stesso tempo, è indubbio che le soft skills siano oggi sempre più importanti, sia nella didattica sia nella formazione dei docenti, come testimoniato dal successo di eventi come EducAbility.
In definitiva, il Rapporto GoStudent 2025 fotografa una situazione chiara: una compartimentalizzazione del sapere non ha più senso, e per i soggetti della scuola è necessario ripensare le modalità dell’insegnamento. Che ciò avvenga a partire dalla matematica e dall’informatica, o dalle competenze non cognitive, in fondo importa poco: l’importante è non ignorare il cambiamento e cercare di orientarlo nel modo più efficace possibile.









