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La rivista per la scuola e per la didattica
SCUOLA DIGITALE

Il 60% degli insegnanti segnala ansia e stress per la transizione digitale a scuola

La transizione digitale è vista come un passaggio inevitabile, soprattutto per ciò che riguarda la scuola. In effetti, se si considera che meno di 5 italiani su 10 hanno competenze digitali di base, sembra che sia proprio questo il futuro dell’istruzione. E in parte è così.

Un recente studio del Cedefop link esterno ha tuttavia presentato un’altra prospettiva sulla questione. Secondo l’indagine, 6 docenti su 10 mostrano sintomi di esaurimento fisico e difficoltà legate allo stress, cioè segnali riconducibili a situazioni di affaticamento prolungato e burnout: tra le cause, c’è anche la transizione digitale. Oltre ai benefici dell’innovazione, è quindi fondamentale tenere conto anche dell’impatto concreto che questi cambiamenti hanno sul benessere dei docenti. E non solo.

Le conseguenze

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L’indagine ha coinvolto 735 insegnanti di 23 Paesi dell’Unione Europea, in modo da offrire un quadro quanto più ampio e dettagliato possibile. Fra i vari aspetti della transizione digitale a scuola, Cedefop ne prende in considerazione due: da una parte, l’integrazione dell’intelligenza artificiale nella didattica; dall’altra, l’uso degli strumenti digitali nella formazione professionale.

Come dicevamo nell’introduzione, il dato più evidente riguarda la salute: circa il 60% dei docenti segnala difficoltà a dormire, stanchezza cronica e sintomi di burnout. A questi si aggiunge anche un aumento dei livelli di ansia, dovuto alla pressione costante legata all’aggiornamento delle competenze digitali, che molti insegnanti si trovano a dover acquisire in tempi rapidi.

A parlarne in modo superficiale, sembra che l’uso di dispositivi elettronici per le lezioni, l’introduzione della tecnologia in classe e il ricorso all’intelligenza artificiale siano elementi essenziali del futuro della scuola. Allo stesso tempo, però, un’innovazione troppo veloce rischia di sovraccaricare tutti i soggetti coinvolti: da una parte gli studenti finiscono per dipendere dalla tecnologia, dall’altra gli insegnanti si trovano esposti a un crescente rischio di burnout.

I problemi della didattica

Ci sono anche altri fattori in gioco, come la formazione dei docenti in materia di nuove tecnologie e innovazione. Se è vero che tantissimi docenti oggi utilizzano l’IA, non sempre esistono percorsi strutturati che forniscano strumenti concreti per un uso efficace a scuola. E il discorso vale anche per le competenze digitali in generale, spesso date per scontate senza linee guida chiare ed esaustive.

A corredo dei problemi legati alla transizione digitale ci sono poi anche le criticità tradizionali della professione di docente. Quasi la metà degli insegnanti si ritrova con più responsabilità a causa della carenza di personale e più di un terzo lamenta un carico eccessivo di adempimenti burocratici e amministrativi, che sottraggono tempo all’attività didattica.

Sempre più insegnanti si ritrovano così a vivere situazioni paradossali, in cui “fanno di tutto tranne che insegnare”, come sostiene una lettera aperta al Corriere della Sera. Nel frattempo c’è chi propone di abbassare a 60 anni l’età pensionabile per i docenti e chi vorrebbe un anno sabbatico ogni cinque di servizio. Intenti lodevoli in entrambi i casi, ma il problema non è soltanto il burnout, quanto la mancanza di una direzione precisa nel gestire il cambiamento.

Equilibrio fra benessere e transizione

Cedefop propone innanzitutto di partire dall’idea che la tecnologia in sé non è il problema. Come avviene nei casi di abuso da parte dei giovani, anche per quanto riguarda gli insegnanti è l’uso che se ne fa a determinarne l’utilità. Il rapporto suggerisce poi alcune linee guida con l’obiettivo di rendere più sostenibile la transizione digitale della scuola, come per esempio:

  • formazione continua degli insegnanti sulle nuove tecnologie;
  • attenzione al benessere psicofisico del personale scolastico;
  • supporto tecnico stabile e presente in ogni scuola.

Come spesso accade in questioni simili, è fondamentale trovare un punto di equilibrio che sappia portare la scuola nel futuro senza sacrificare la salute degli insegnanti. E ciò non può avvenire soltanto attraverso le politiche scolastiche, ma anche grazie a una rete professionale e sociale di supporto, in grado di accompagnare i docenti — e non solo loro — in una transizione digitale che non deve necessariamente tradursi in una perdita.

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