Si parla tanto di intelligenza artificiale a scuola, fra chi la teme e chi sta iniziando a utilizzarla. Tuttavia, per quanto innovativo e rivoluzionario possa sembrare, ogni discorso che riguarda l’IA rischia di diventare obsoleto in brevissimo tempo. A maggior ragione quando si parla dell’uso che ne fanno gli studenti.
Lo confermano i dati dell’AI Index Report 2026
della Stanford University, secondo cui quattro studenti su cinque si affidano regolarmente all’intelligenza artificiale per compiti, ricerche e studio. Efficienza e semplicità nel reperimento delle informazioni sono i principali pregi dell’IA per i giovani, tanto che il ricorso a questa tecnologia è più che raddoppiato negli ultimi anni. E non sembra destinato a fermarsi.
COME GLI STUDENTI USANO L’IA
Sono tante le ragioni per cui i giovani preferiscono interagire con i software di intelligenza artificiale, soprattutto rispetto ad alternative considerate più tradizionali. Secondo i dati riportati nell’AI Index Report 2026, gli studenti usano l’IA in modo molto pragmatico, in particolar modo per:
- ricerca di fonti e materiali, nel 51% dei casi;
- revisione dei testi, per uno studente su due;
- brainstorming e generazione di idee, a pari merito.
I giovani usano i chatbot, insomma, per correggere le bozze dei propri lavori o per stimolare la creatività prima di iniziare a scrivere. Nel 40% dei casi, poi, gli studenti usano l’intelligenza artificiale anche per il supporto emotivo, perché “ascolta senza giudicare”.
Passando dalle scuole superiori al contesto universitario, il quadro generale cambia, e non di poco. Il 56% degli studenti chiede all’IA di spiegare concetti complessi, mentre per il 52% è fondamentale insegnare un uso trasparente degli algoritmi, anche da parte degli insegnanti.
INTELLIGENZA ARTIFICIALE E SCUOLA
Questo è il quadro relativo a come i giovani usano l’intelligenza artificiale, ma in che posizione si trova la scuola? Se gli studenti corrono, fino a usare l’IA in modi creativi o a chiederne un’adozione più trasparente, il sistema educativo arranca, o quasi. Non sono molti gli Stati nel mondo ad averne regolamentato l’utilizzo a scuola: vengono in mente Cina ed Estonia, e pochi altri.
Secondo i dati della Stanford University, negli Stati Uniti il 28% delle scuole ha scelto di aprirsi all’uso ragionato dei chatbot, mentre il 22% ha optato per un divieto totale. Allo stesso tempo, sono soprattutto gli istituti con maggiori risorse e quelli situati nelle città ad accogliere positivamente le nuove tecnologie, al contrario di altre realtà. Sembra di essere di fronte a un AI divide, una nuova versione del digital divide che ancora oggi rappresenta un problema.
Da questo punto di vista, con il suo proverbiale ritardo, anche l’Italia ha iniziato a muoversi. Dopo la prima sperimentazione dell’intelligenza artificiale in alcune classi pilota, il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha approvato un nuovo piano di finanziamenti. Saranno previsti, in pratica, 100 milioni di euro per la formazione dei docenti, con l’obiettivo di colmare il vuoto sull’IA attualmente esistente.
IL FUTURO DELL’IA NEL MONDO
L’AI Index Report 2026 mostra anche un costante declino dei corsi universitari tradizionali in ambito informatico, accompagnato da un boom dei master specialistici nello sviluppo di software basati sull’IA. Inoltre, sta cambiando anche il quadro mondiale dei Paesi che hanno deciso di investire nell’intelligenza artificiale. C’è ovviamente la Cina, ma anche Turchia, Brasile e Messico, che stanno formando specialisti con tassi di crescita impressionanti.
Va da sé che la formazione scolastica rimane il primo gradino per acquisire consapevolezza e controllo nell’uso delle nuove tecnologie e degli algoritmi, nel presente come nel futuro. Il Premio Nobel per la Fisica Giorgio Parisi ha ribadito che l’intelligenza artificiale tende a compiacere chi la usa e, di conseguenza, è fondamentale insegnare anche le implicazioni di un uso acritico dell’IA. Come dicevamo nell’introduzione, qualsiasi discorso sull’intelligenza artificiale rischia di diventare rapidamente obsoleto. Alla scuola non resta che avviare percorsi strutturati, in grado di formare gli studenti in modo adeguato, senza però dimenticare perché sia necessario farlo.









