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OPINIONI

Bisogna vietare il cellulare sotto i 14 anni e i social sotto i 16, la scuola senza smartphone è una grande opportunità

Quando si parla di disagio giovanile vengono subito in mente alcune possibili cause, come le dinamiche disfunzionali in famiglia e il mancato ruolo della scuola. Fra le ragioni di un fenomeno sempre più diffuso c’è tuttavia anche l’abuso delle nuove tecnologie, e nello specifico l’abuso dello smartphone.

Affronta la questione lo psicoterapeuta Alberto Pellai, intervistato dal Corriere della Sera link esterno, secondo cui è necessario vietare il cellulare sotto i 14 anni e i social media sotto i 16 anni. Insomma, anche il divieto di usare lo smartphone a scuola potrebbe costituire un’opportunità per un rapporto più sano con la tecnologia.

Vediamo in che senso.

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Soluzioni per una generazione ansiosa

Appartengono alla Generazione Z i nati fra il 1997 e il 2012, ragazze e ragazzi che già dall’infanzia hanno beneficiato di un rapporto molto stretto con la tecnologia, nel bene e nel male. Proprio a questi giovani è dedicato il ragionamento di Alberto Pellai, intervenuto ai microfoni del Corriere della Sera.

Per lo psicoterapeuta, infatti, l’accesso precoce alla tecnologia ha reso i Gen Z cavie di una trasformazione antropologica senza precedenti. E da questa analisi nasce la volontà di vietare l’uso dello smartphone ai minori di 14 anni e l’uso dei social ai minori di 16 anni.

Si tratta di un divieto graduale e strutturato, continua Pellai, che non ha l’intento di isolare i giovani ma l’obiettivo di proteggerli da stimoli eccessivi e dipendenza digitale. In quanto cavie di una profonda trasformazione delle relazioni sociali, gli adolescenti oggi vivono in un contesto in cui è altissimo il rischio di perdere il contatto con la realtà. Con tutte le conseguenze del caso.

Cosa fare allora? Basta davvero un divieto per risolvere il problema?

Nuove indicazioni per genitori e insegnanti

Vietare lo smartphone sotto i 14 anni e i social media sotto i 16 anni è ovviamente un passo iniziale per rifondare il rapporto dei giovani con la tecnologia. Da solo il divieto non basta, ma va accompagnato da regole chiare e condivise, da una maggiore attenzione ai rischi del digitale.

Laddove manca una cultura dell’educazione all’uso delle nuove tecnologie, infatti, prosperano usi scorretti e abuso di strumenti come lo smartphone. E proprio per questo, continua Alberto Pellai, la Generazione Z è doppiamente sfortunata:

  • da una parte, perché si è ritrovata con uno smartphone in mano già nella preadolescenza, in mezzo a social media e dinamiche che puntano a creare dipendenza;
  • dall’altra parte, perché i genitori degli appartenenti alla Gen Z sono i primi a dover crescere figli che hanno una doppia vita.

Oltre ai divieti e alle regole condivise, allora, lo psicoterapeuta sostiene anche la necessità di instaurare un nuovo modello di genitore, quello del “genitore mobile”.

Serve una nuova alleanza educativa

La voce di Alberto Pellai non è l’unica critica nei confronti di un certo tipo di dinamiche familiari o dell’impatto che lo smartphone ha sulla crescita dei più giovani. Lo psicanalista Massimo Recalcati ha di recente parlato dei limiti dei genitori di oggi, troppo impegnati a farsi amare dai figli per educarli, mentre lo stesso ministro Giuseppe Valditara ha puntato il dito contro i social media e la superficialità delle relazioni che promuovono.

Ma non è tutto qui, perché per affrontare in modo efficace la questione serve una nuova alleanza educativa fra scuola, famiglia e istituzioni. E proprio i genitori rappresentano la sua componente più importante

Quando lavoro con i genitori io uso tanto il modello del genitore mobile. È il genitore che sa stare davanti, proteggendo i propri figli; che sa stare di lato, aiutandoli senza giudicare; che sa stare dietro, lasciando che possano spiccare il volo senza riversare su di loro la propria ansia.

E allora, forse, il divieto dello smartphone ai minori di 14 anni e dei social ai minori di 16 anni è proprio questo: un modo per proteggere i più piccoli quando ne hanno bisogno. E rendere più consapevole il loro rapporto con la tecnologia, nel frattempo.

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