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Il 50% degli studenti diplomati è senza competenze adeguate. Lo dice l’Istat

L’ISTAT ha pubblicato il report “I giovani nelle città metropolitane: la fragilità dei percorsi educativi nei contesti urbani”. In particolare, l’indagine dell’istituto di statistica si concentra sulle prestazioni scolastiche degli studenti italiani che frequentano la scuola secondaria di secondo grado. Come ci si può aspettare, i risultati sono altalenanti ma, ancora una volta, mostrano un’Italia spaccata in due.

Italia spaccata in due

Secondo il report pubblicato dall’ISTAT link esterno, infatti, c’è una grande divisione fra Italia settentrionale e Italia meridionale, a partire dai giovani che non studiano e non lavorano. Se infatti nella città metropolitana di Firenze i NEET sono 5,5 su 100, a Palermo la percentuale sale al 15,4%. E non si tratta di un dato isolato.

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Al netto di eccezioni come Cagliari e Bari, in cui la percentuale di NEET è rispettivamente dell’8,8% e del 9,2%, sono superiori al 14% i dati di Catania, Messina e Reggio Calabria. Napoli addirittura è in seconda posizione, con oltre 15 giovani su 100 che non studiano e non lavorano. Il dato varia di qualche punto decimale fra i capoluoghi di provincia e le aree più estese, nonché tenendo in considerazione le differenze di genere, ma si tratta di differenze minime.

Dove ci sono stati dei miglioramenti è, invece, nel confronto con i dati del 2018. In questo caso tutte le città metropolitane – meno Cagliari, Venezia e Bologna – hanno fatto registrare un forte decremento nella percentuale di giovani con età fra 15 e 24 anni che non studiano o lavorano. I maggiori decrementi si sono verificati a Napoli, Reggio Calabria e Catania.

La questione delle competenze

Altrettanto critica è la questione delle competenze ottenute dai giovani nelle città metropolitane. La media italiana ci dice che il 49,3% degli studenti delle scuole secondarie di secondo grado ha competenze alfabetiche insufficienti. Il dato arriva al 50% nel caso delle competenze matematiche.

Andando ad analizzare i dati regione per regione, tuttavia, emerge un trend che non stupisce. Tutte le città metropolitane del sud d’Italia hanno una media superiore, soprattutto Napoli e Palermo. Nel capoluogo campano, rispettivamente il 66,8% e il 70,2% degli studenti delle superiori hanno competenze alfabetiche e matematiche insufficienti. Nel capoluogo siciliano, invece, la percentuale è rispettivamente del 61% e del 68,1%. Confrontando questi risultati con quelli delle città del centro-nord, la divisione si fa ancora più netta:

  • Venezia ha le migliori performance nelle competenze alfabetiche, con un 36,8%;
  • Bologna ha le migliori performance nelle competenze matematiche, con un 36,1%.

Quali che siano le loro differenze, tutte le città metropolitane mostrano un comune peggioramento nelle competenze degli studenti rispetto ai livelli pre pandemia. L’impatto del covid continua, insomma, a sentirsi in uno dei settori più colpiti, la scuola italiana.

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Alcuni segnali positivi

Nonostante i risultati a livello nazionale, e le conseguenti divisioni, ci sono segnali positivi e incoraggianti, come quello che riguarda il tasso di scolarizzazione. Quasi tutti i giovani residenti nelle città metropolitane infatti possiedono il diploma di scuola media, percentuale superiore a quella del 2022.

Rimangono ancora 11 mila giovani che non lo hanno conseguito, che spesso si concentrano nelle città capoluogo rispetto alle aree metropolitane, e hanno valori più alti:

  • al sud, in città come Reggio Calabria, Messina e Catania;
  • al centro, a Firenze;
  • al nord, a Milano.

I dati pubblicati dall’ISTAT dipingono un quadro complesso e preoccupante delle competenze e delle condizioni socio-educative dei giovani italiani. Il divario geografico è ancora oggi molto ampio, nonostante il miglioramento progressivo dei risultati su tutto il territorio nazionale. C’è ancora molto lavoro da fare, insomma, per quello che costituisce l’ennesimo grido d’allarme rivolto alle politiche educative. Più che mai, è necessario fornire ai giovani opportunità formative e lavorative che sappiamo proiettarli nel futuro. E con loro l’intera società.

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