Che la scuola italiana abbia diversi problemi non è certo un mistero, ma uno dei meno conosciuti riguarda i compiti per casa. Il nostro Paese detiene il primato europeo per le ore passate sui libri dopo le lezioni in classe, ma le performance degli studenti restano inferiori alla media UE.
Si tratta di una contraddizione di cui si sono accorti anche i genitori, come testimonia il caso di una mamma influencer che di recente si è chiesta che senso abbia dare così tanti compiti se poi rimaniamo indietro nelle classifiche. Una domanda, in apparenza semplice, che ammette una sola risposta: la scuola deve cambiare.
Troppi compiti a casa
A fare questa particolare denuncia è Francesca Fiore in un reel pubblicato sul suo profilo Instagram, e il ragionamento è tutto fuorché complesso. Secondo i dati OCSE PISA, infatti, in Italia si passano in media 8,5 ore a settimana sui compiti per casa, un record a livello europeo.
Sarebbe quindi lecito attendersi ottimi risultati anche nelle classifiche internazionali, eppure così non è. Lo testimoniano altri approcci scolastici presenti in Europa, come la scuola estone e il modello finlandese, che pur non lasciando compiti per casa sono nella vetta delle migliori scuole in Europa.
Insomma, non è la quantità dei compiti per casa a migliorare l’apprendimento degli studenti ma la loro qualità, un risultato magari più difficile da raggiungere ma necessario. Continua la mamma influencer:
Troppi compiti stressano i bambini, spaccano le famiglie e allargano le disuguaglianze: chi ha genitori che aiutano parte avvantaggiato, gli altri restano indietro. Forse è ora di dire basta a montagne di esercizi per casa e investire su una scuola che insegni bene in classe.
Per evitare che lo studio diventi una fonte di ansia e stress, è necessario cambiare il modo in cui la scuola approccia il tema dei compiti per casa. E non solo quello.
Più tempo in classe
Francesca Fiore è anche fra coloro che hanno lanciato e promosso una petizione su Change dedicata alla necessità di ripensare il calendario scolastico. Il problema del tempo passato dagli studenti a scuola non riguarda infatti soltanto i compiti per casa ma l’apprendimento nella sua interezza.
In Italia, sono previste molte settimane di chiusura scolastica fra un anno e l’altro, approssimativamente da giugno e settembre. Il problema è che le vacanze, così concentrate, contribuiscono alla cosiddetta summer learning loss, un processo che porta i ragazzi a dimenticare parte delle conoscenze acquisite.
Per questa ragione, avrebbe più senso aumentare le pause dalle lezioni nel corso dell’anno scolastico e mantenere le scuole aperte anche a giugno e a luglio, così da minimizzare la perdita di conoscenze e rendere più semplice il ritorno a scuola a settembre.
Si tratta di una scelta che ha anche l’obiettivo di ridurre le disuguaglianze fra studenti. Se le famiglie più abbienti possono permettersi viaggi studio e campus estivi, per molte altre l’estate vuol dire ritrovarsi a guardare contenuti da uno schermo, e poco altro.
Una scuola in cerca di cambiamento
Il dibattito sui compiti per casa e la petizione sul calendario scolastico toccano un punto fondamentale. La scuola italiana deve cambiare e cercare di adattarsi al mondo contemporaneo, senza perdere la propria funzione e il proprio ruolo nella formazione delle nuove generazioni.
Da questo punto di vista, i dati internazionali parlano chiaro: con performance sotto la media, pochi laureati in discipline STEM, docenti poco valorizzati, la scuola non è attrezzata per formare la società del futuro. diventa quindi fondamentale un cambiamento che parta dal tempo scuola e dai compiti a casa, certo, ma che sappia allargarsi alla didattica e alle nuove tecnologie. Senza sacrificare il ruolo degli insegnanti.
Il messaggio è chiaro: se vogliamo studenti preparati e motivati ma, soprattutto, in grado di affrontare la complessità del sociale, è necessario ripensare l’approccio didattico. D’altronde, non sempre la quantità è sinonimo di qualità, soprattutto a scuola.










