Gli studenti di una scuola media hanno scoperto, all’interno del loro istituto, un’opera d’arte che risale alla metà del Novecento. Si tratta di un mosaico firmato da un artista friulano, davanti al quale sono passate generazioni di giovani senza mai sapere davvero di cosa si trattasse o quale fosse il suo valore. Un semplice “muro con le figure”, nella percezione quotidiana di chi lo attraversava, ma in realtà molto di più: un’opera carica di significati, storia e intenzione artistica.
La riscoperta da parte degli studenti si è quindi trasformata in una vera e propria missione civile e di studio, nata da una curiosità iniziale e diventata progressivamente un percorso di approfondimento. I ragazzi hanno scritto al quotidiano Il Resto del Carlino
per chiedere aiuto, con l’obiettivo non solo di riportare allo splendore un’opera che per anni è finita nel dimenticatoio, ma anche di restituirle attenzione pubblica e riconoscimento, in attesa dell’occasione giusta per essere valorizzata.
Opera d’arte riscoperta in una scuola
Siamo nella scuola secondaria di primo grado Pasquale Paoli di Modena. Qui gli studenti della classe 2G hanno scoperto che quel muro davanti al quale passano ogni giorno non presenta soltanto delle “figure”, come avevano sempre pensato, ma custodisce una vera e propria opera d’arte, con una storia precisa e un autore riconosciuto. Questo il loro racconto:
Ogni mattina entriamo a scuola passando davanti a un grande mosaico situato al piano terra. Per molti di noi, fino a poco tempo fa, era solo ‘quel muro con le figure’. Oggi sappiamo che è un’opera d’arte importante, realizzata nel 1960 da Giuseppe Zigaina, uno dei maggiori artisti italiani del Novecento.
Artista friulano di fama internazionale, Giuseppe Zigaina è noto non solo per la sua pittura neorealista, legata alla rappresentazione della realtà sociale e quotidiana, ma anche per il sodalizio intellettuale e l’amicizia con Pier Paolo Pasolini, che ne hanno segnato profondamente il percorso artistico e culturale. La riscoperta da parte degli studenti della 2G ha quindi costituito il punto di partenza per una ricerca non solo artistica, ma anche storica e culturale, trasformandosi in una vera riappropriazione di ciò che appartiene alla loro scuola. D’altronde, non succede tutti i giorni di notare un’opera d’arte nel proprio ambiente quotidiano: eppure, in passato, questa presenza era molto più frequente e faceva parte di una precisa visione educativa.
Perché un’opera d’arte è in una scuola?
La domanda sorge spontanea: per quanto le scuole siano anche luoghi di suggestioni artistiche e di studio dell’arte, la presenza concreta e permanente di un’opera all’interno di un istituto può apparire oggi insolita. Soprattutto se realizzata da un artista della caratura di Zigaina. Raccontano sempre gli studenti, nella loro lettera al quotidiano, che la presenza del mosaico nella loro scuola non è affatto casuale, ma affonda le radici in una precisa idea di spazio pubblico e di formazione che oggi si è in parte smarrita:
Negli anni ’50 e ’60 lo Stato incoraggiava l’inserimento dell’arte negli edifici pubblici. Una legge, chiamata ‘legge del 2%’ (Legge 717/1949), stabiliva che una parte dei fondi destinati alla costruzione di scuole, ospedali e uffici pubblici dovesse essere usata per opere artistiche.
L’idea era semplice, continuano i ragazzi, e consisteva nel “portare la bellezza nella vita di tutti i giorni”, rendendola accessibile a tutti e parte integrante degli spazi vissuti quotidianamente. Zigaina ha realizzato il mosaico in collaborazione con i mosaicisti della Scuola di Spilimbergo, un centro di eccellenza in questo ambito, e l’opera intreccia figure legate alla vita quotidiana con allegorie più profonde, costruendo un racconto visivo che unisce esperienza concreta e riflessione simbolica.
Nello studio dell’opera, gli studenti hanno individuato una madre con bambino, figure intente a leggere, richiami alla sofferenza della guerra e, insieme, una tensione verso la speranza e il futuro. In altri termini, ciò che normalmente resta confinato ai libri di testo e alle immagini riprodotte si è trasformato, nel caso del Pasquale Paoli di Modena, in un’esperienza diretta, vissuta ogni giorno e resa improvvisamente consapevole.

Dalla scoperta alla valorizzazione
Purtroppo, i decenni trascorsi dalla sua realizzazione non sono stati clementi con il mosaico di Giuseppe Zigaina, che oggi mostra segni evidenti del tempo. L’opera presenta criticità che non possono più essere ignorate: alterazione dei colori originali, dovuta all’usura e alle condizioni ambientali, collocazione in una zona d’ombra dell’edificio scolastico che ne limita la visibilità, e alcune tessere ceramiche ormai cadute dalla composizione, compromettendone in parte l’integrità.
Nella loro lettera, gli studenti chiedono un’illuminazione migliore, capace di restituire leggibilità all’opera, ma anche un intervento di restauro, in modo da rendere ancora viva quell’opera d’arte che hanno riscoperto quasi per caso e che oggi sentono come parte della loro esperienza scolastica. E continuano:
Studiare questo mosaico ci ha insegnato che l’arte non è solo qualcosa da leggere sui libri: è qualcosa da guardare, interpretare e vivere. Ora, passando davanti a quel muro, non vediamo più solo le figure. Vediamo una storia che parla anche di noi.
Se è vero che nell’arte contemporanea anche le modalità della fruizione diventano parte dell’opera, allora il mosaico di Zigaina si inserisce perfettamente in questa dinamica, perché esiste pienamente solo nel momento in cui qualcuno lo guarda, lo interroga e gli attribuisce significato. E lo farà anche per le future generazioni.









