Per anni la scuola ha perseguito un modello educativo orientato all’integrazione della tecnologia nella didattica, spesso considerata un obiettivo prioritario. Un traguardo ambizioso da raggiungere nel minor tempo possibile, per non rimanere indietro rispetto ai Paesi del Nord Europa, e che in molti contesti è ancora in fase di realizzazione.
Tuttavia, negli ultimi tempi stiamo assistendo a una sorta di movimento inverso che, pur riconoscendo l’importanza della tecnologia, spinge verso un recupero di pratiche educative più tradizionali. È il caso della Danimarca, che ha rivisto il proprio approccio al digitale, e ora anche della Norvegia, che dopo l’esperimento dei tablet assegnati agli alunni torna a investire sulla lettura, sulle biblioteche e sulla letteratura per l’infanzia.
La Norvegia e la tecnologia
A raccontare questa vicenda è la giornalista Lara Ricci sul quotidiano Il Sole 24 Ore
. Ricci ricorda come circa dieci anni fa il governo norvegese avesse approvato una riforma molto ambiziosa: dotare ogni bambino di un tablet personale fin dai primi anni della scuola primaria. L’idea era semplice: se la tecnologia è destinata a diventare sempre più centrale nei processi di apprendimento, allora occorre innanzitutto ridurre il digital divide e garantire pari opportunità di accesso agli strumenti digitali.
I dispositivi vennero però distribuiti senza particolari restrizioni d’uso e senza adeguati strumenti di supervisione per le famiglie. La riforma era certamente innovativa, ma i risultati mostrarono che non sempre la strada che appare più moderna è anche la più efficace nel medio e lungo periodo. Infatti, continua la giornalista, le rilevazioni OCSE-PISA e IEA PIRLS evidenziano dati in significativo peggioramento per la Norvegia:
- il 10% della popolazione non possiede competenze di lettura sufficienti per comprendere un manuale di istruzioni o un semplice SMS;
- un ragazzo su cinque non è in grado di seguire un film leggendo i sottotitoli;
- il vocabolario medio degli adolescenti si è ridotto a circa 17 mila parole, un livello considerato sufficiente per la comunicazione quotidiana ma inadeguato per sostenere forme articolate di pensiero critico e di partecipazione alla vita democratica.
Una rivincita per i libri
Di fronte a uno scenario di questo tipo, la peggiore alternativa sarebbe stata l’immobilismo. La Norvegia ha invece deciso di correggere la rotta. L’uso di smartphone e tablet è stato fortemente limitato e, in alcuni contesti scolastici, vietato ai minori di 16 anni. Parallelamente, il governo ha avviato una serie di interventi per sostenere il libro e l’intera filiera editoriale. Oggi, nel Paese scandinavo, è attivo un modello di sostegno pubblico particolarmente strutturato che prevede:
- IVA azzerata su libri e giornali, per favorirne l’accessibilità economica;
- acquisti pubblici destinati ad arricchire il patrimonio delle biblioteche;
- contratti equi per gli autori, attraverso un sistema uniforme di tutela del diritto d’autore.
Insomma, l’idea è piuttosto semplice: incoraggiare un ritorno alla lettura non può prescindere da interventi concreti che coinvolgano l’intera filiera del libro. Dalla scrittura alla distribuzione, dalla vendita alla fruizione nelle biblioteche, la Norvegia ha scelto di investire in modo sistematico sulla cultura della lettura, senza limitarsi a dichiarazioni di principio.
Come sostenere la lettura
La lettura è uno degli strumenti più potenti per lo sviluppo personale, culturale e linguistico di uno studente, così come di qualsiasi individuo. Dopo la stagione della digitalizzazione perseguita a tutti i costi, anche la Norvegia sembra averne preso atto e ha scelto di intervenire di conseguenza. Oltre al sostegno alla filiera editoriale, però, è necessario offrire ai giovani motivazioni autentiche per avvicinarsi ai libri. E, come spesso ricordiamo, non bastano i divieti: servono anche alternative credibili e attrattive.
A Oslo, per esempio, esistono biblioteche in cui l’accesso è riservato ai ragazzi tra i 10 e i 15 anni. Per entrare occorre lasciare il cellulare all’ingresso. E, paradossalmente, molti giovani sembrano apprezzare questa scelta: lontani dalla logica del doom scrolling e dal continuo richiamo delle notifiche, riscoprono il piacere di suonare, conversare, stare insieme e, naturalmente, leggere.
Non si tratta neppure di una novità assoluta. Anche in Italia il divieto di usare lo smartphone a scuola ha prodotto effetti analoghi, come raccontano gli stessi studenti. Ciò che colpisce, però, è il modo sistematico con cui il Paese scandinavo persegue i propri obiettivi educativi. Senza timore di rivedere decisioni precedenti e, soprattutto, mantenendo sempre al centro il benessere e la crescita degli studenti. Un’attenzione che non ci dispiacerebbe vedere anche alle nostre latitudini. Una volta tanto.









