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4 alunni su 10 usano ChatGpt anche quando sono tristi perché “ascolta senza giudicare”

L’intelligenza artificiale è ormai da diverso tempo uno strumento di studio e lavoro, creatività e svago, tanto da aver generato un dibattito sui suoi effetti a medio e lungo termine. Se per alcuni l’IA ci rende più stupidi, per altri si tratta di un futuro sempre più vicino al quale bisogna prepararsi.

Per i giovani, invece, l’intelligenza artificiale è molto di più che uno strumento. A dirlo con chiarezza è un recente sondaggio di Save the Children link esterno, secondo cui oltre quattro adolescenti su dieci chiedono aiuto all’IA quando si sentono tristi, soli o in ansia. E uno su tre lo fa tutti i giorni, o quasi.

Il rapporto fra adolescenti e IA

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Che l’IA sia utilizzata da tantissime persone non è certo un mistero: anche limitandosi al contesto scolastico, è impiegata da insegnanti e studenti come supporto al lavoro, e non solo. Il problema, come mostrano i dati del sondaggio di Save the Children, riguarda tuttavia l’uso che se ne fa.

Il 41,8% dei giovani fra i 15 e i 19 anni si rivolge a ChatGPT quando si sente soli o in ansia, per trovare conforto nei momenti difficili. E la ragione è semplice: l’intelligenza artificiale ascolta senza giudicare, rispondendo nel merito e in modo immediato. Raffaela Milano, Direttrice del Polo Ricerche di Save the Children, commenta così i risultati dell’indagine:

L’Intelligenza Artificiale è ormai entrata nella quotidianità degli adolescenti – in anticipo sugli adulti – svolgendo in alcuni casi un preoccupante ruolo di conforto emotivo. È urgente un dialogo intergenerazionale per comprendere a fondo rischi e opportunità di questo cambiamento.

Il rapporto stretto e diretto con la tecnologia racconta un bisogno di spazi sicuri e accessibili, in cui sia possibile esprimersi senza sentirsi giudicati. Ma non è l’unica dinamica di cui tenere conto.

Quasi tutti i giovani usano l’IA

Sono infatti più di nove su dieci gli adolescenti fra i 15 e i 19 anni che usano l’intelligenza artificiale, che sia per dubbi di tipo scolastico, per conforto o come strumento di studio e svago. Il 30,9% invece interagisce con l’IA ogni giorno, mentre soltanto il 7,5% dichiara di non utilizzare ChatGPT e altri strumenti simili.

Fra i dati raccolti da Save the Children, uno colpisce per le sue implicazioni: quasi due adolescenti su tre trovano più soddisfacente un dialogo con l’intelligenza artificiale rispetto a quello con una persona reale. Quasi la metà degli intervistati considera l’IA uno strumento fondamentale, e altrettanti la reputano utile a migliorare anche la propria vita personale.

Eppure, l’80% dei ragazzi è soddisfatto delle relazioni con amici e famiglia, anche se il 31% segnala situazioni problematiche in casa. Ovviamente, lo smartphone è il dispositivo più utilizzato in assoluto: quasi il 40% degli adolescenti lo consulta di continuo, anche senza notifiche, più del 25% si sente a disagio a non averlo. I dati parlano da soli, soprattutto in una scuola che ha vietato l’uso del telefono in classe anche per la didattica.

Benessere psicologico e non

Com’è possibile intuire, i dati sull’intelligenza artificiale mostrano soltanto una parte del problema, in un quadro complessivo molto più complesso. Per esempio, meno di un adolescente su due mostra un buon livello di salute emotiva, con differenze di genere molto marcate: il 66% dei ragazzi contro il 34% delle ragazze.

Un divario enorme.

Per non parlare delle ricadute sulla vita culturale: metà degli adolescenti non ha mai visitato un museo nel 2024, uno su cinque non è mai andato al cinema, quasi il 50% non ha mai letto un libro al di fuori della scuola. Si tratta di una situazione che bisogna affrontare da un punto di vista sistemico, come ricorda Raffaela Milano:

È necessario promuovere il benessere psicologico e potenziare la rete dei servizi per la salute mentale per l’età evolutiva su tutto il territorio nazionale. È necessario anche che la scuola assuma tra le sue funzioni costituenti quella di assicurare il benessere psicologico ed educare alle relazioni, all’affettività e alla sessualità.

Insomma, il messaggio è chiaro: l’abuso dell’intelligenza artificiale, così come l’abuso della tecnologia, è il sintomo di una condizione di disagio che va affrontata in modo efficace su più livelli. A partire dalla scuola?

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