Come ogni anno, il rapporto internazionale OCSE TALIS torna a fotografare lo stato della scuola e il mondo degli insegnanti. In particolare, i risultati mostrano lo stato della classe docente italiana in relazione all’età, allo stipendio e alla soddisfazione personale. Un quadro che non possiamo certo definire sorprendente.
Gli insegnanti italiani sono infatti i più anziani d’Europa, con un’età media di 48 anni e quasi la metà che ha superato i 50. Allo stesso tempo, però, la grande maggioranza ama il proprio lavoro nonostante non sia per nulla soddisfatta della retribuzione. Una contraddizione che ben racconta luci e ombre della nostra scuola.
La classe docente più anziana d’Europa
Il dato più evidente del rapporto TALIS 2024 riguarda il rapporto fra i generi all’interno della classe docente italiana e l’età media degli insegnanti. Nel primo caso, infatti, l’insegnamento resta una professione a grande prevalenza femminile: quasi quattro docenti su cinque sono donne, un valore superiore alla media OCSE.
Nel secondo caso, come accennato in introduzione, il 49% degli insegnanti italiani ha più di 50 anni, mentre soltanto il 3% non supera i 30. Si tratta di una differenza abissale che, pur non costituendo un dato di per sé problematico, indica il sintomo di un ricambio generazionale che non riesce a decollare.
Un discorso simile si può fare anche nei riguardi della digitalizzazione della scuola, di cui tanto si è parlato negli ultimi anni. Al netto di intelligenza artificiale a scuola e smartphone vietati in classe, ad oggi solo il 5% delle scuole dichiara di aver svolto almeno una lezione online o ibrida, contro il 16% della media OCSE.
La stessa IA viene impiegata in modo molto limitato: la utilizza soltanto il 25% dei docenti per organizzare le lezioni, creare materiali didattici e in generale supportare la didattica. Ma c’è poco altro: proprio di recente, una preside ha criticato il divieto di usare lo smartphone a scuola, che al contrario rende più dinamiche le lezioni.
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Meno di un docente su quattro è felice dello stipendio
Dopo l’anzianità della classe docente, sintomo di uno scarso ricambio generazionale, arriva anche la questione della retribuzione. Secondo i dati del rapporto TALIS 2024, soltanto il 23% degli insegnanti italiani si dice soddisfatto del proprio stipendio: qui la media OCSE tocca il 40%. D’altronde, non è un caso che in Italia la retribuzione dei docenti sia fra le più basse d’Europa.
La poca soddisfazione economica si riflette tuttavia anche sul prestigio sociale della professione, al netto delle voci critiche come quella di Umberto Galimberti. Se il filosofo lombardo lamenta un paradossale disinteresse degli insegnanti per l’insegnamento, i dati OCSE dicono tutt’altro:
- solo il 14% ritiene che la propria figura sia apprezzata in società;
- il 94% si sente inascoltato da chi prende le decisioni politiche;
- appena il 22% dichiara incontri mensili con le famiglie.
Il quadro denota una scarsa collaborazione con le famiglie ma, al contrario, una sana relazione con gli studenti. Il 98% dei docenti italiani afferma di avere un buon rapporto con i ragazzi, mentre l’86% percepisce anche un sano riconoscimento da parte loro. Certo, si tratta di percezioni, ma anche queste possono fornire informazioni preziose sullo stato di una professione.
la REALE vita dei docenti italiani
Più di un docente su due, il 56% per essere precisi, lamenta un eccessivo carico amministrativo. E non è un caso, dal momento che la burocrazia è ormai da anni vista come uno dei principali problemi dell’insegnamento. Il carico burocratico è effettivamente una delle principali fonti di stress dei docenti italiani, tanto da portare a chiedersi “ma chi te lo fa fare di insegnare?”.
Una domanda complessa, alla quale tuttavia molti trovano una risposta concreta: soltanto il 10% si definisce molto stressato. Allo stesso tempo, infatti, il 96% degli insegnanti italiani si dice contento del proprio lavoro, ma vorrebbe un continuo aggiornamento professionale. D’altronde, perché la scuola sappia adattarsi ai continui cambiamenti della società serve una classe docente in grado di interpretare il presente.
La scuola italiana è viva, insomma, ed è fatta di dedizione e competenza, di passione e abnegazione. Purtroppo, ci sono anche ritardi strutturali e un mancato riconoscimento della figura dei docenti, ancora oggi poco valorizzati dalla loro stessa istituzione. Ecco, forse è questo il messaggio del rapporto OCSE TALIS 2024: l’autorevolezza di chi insegna non si costruisce con i decreti ma con il tempo, il rispetto e la fiducia.
È di questo che la scuola italiana ha bisogno. E non soltanto oggi.










