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OPINIONI

Lucio Corsi ha dato voce ai tanti ragazzi che si sentono sbagliati. Nella rinuncia a essere prestante sta la sua vera potenza

La partecipazione di Lucio Corsi al Festival di Sanremo ha fatto molto discutere, e non è un caso. Moltissime persone hanno apprezzato il brano “Volevo essere un duro”, arrivato secondo alla kermesse, in cui il cantautore toscano parla di accettazione di sé e fragilità.

Una sorta di nuova mascolinità, come la definisce la sociologa Anna Simone in un articolo pubblicato link esterno sul quotidiano La Repubblica. Secondo Simone, sono diverse le ragioni che spiegano il successo di Lucio Corsi e della sua canzone, in quella che può rappresentare una rivincita per gli eterni secondi.

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Come la stessa Anna Simone conferma, la forza del messaggio di Lucio Corsi sta nella sua autenticità in un mondo in cui ogni cosa è performance. Se è vero che bisogna essere sempre perfetti, competitivi, forti, è altrettanto vero che questo modello di successo crea enormi pressioni psicologiche. Risiede proprio nel suo approccio l’importanza del brano di Corsi, sostiene la sociologa:

Lucio Corsi rompe i canoni della società della prestazione contemporanea e rompe i canoni del genere, ma lo fa in maniera fanciullesca, quasi giustificandosi […]. Ha trasmesso un fortissimo messaggio di accettazione per quello che si è, e in questo è stato sicuramente molto potente, molto autentico. In questa rinuncia ad essere prestante, ad essere performativo, sta la vera potenza di Lucio Corsi.

“Volevo essere un duro” trasforma l’unicità del cantautore toscano in un punto di forza, dimostrando che l’accettazione di sé può essere altrettanto potente. Non dobbiamo per forza essere, insomma, ciò che la società si aspetta da noi: basta essere noi stessi, con le nostre potenzialità e le nostre fragilità.

Contro il bullismo

Un altro sottotesto del brano di Lucio Corsi, che peraltro ne rafforza la carica educativa, è quello che sembra rinviare alla questione del bullismo. Da questo punto di vista, possono risultare interessanti alcuni versi:

Volevo essere un duro, però non sono nessuno
Non sono nato con la faccia da duro, ho anche paura del buio
Se faccio a botte le prendo

Forse il bullismo non sarà il tema principale della canzone, che piuttosto si concentra sull’accettazione di sé con le proprie fragilità, ma è innegabile che il contesto sia il medesimo. Fra i commenti al video ufficiale link esterno, insieme a quelli di tanti adolescenti contenti di ritrovarsi in una canzone, ne spicca uno: “Avrei voluto conoscere questa canzone a 12 anni”.

Una nuova idea di mascolinità

La figura di Lucio Corsi si contrappone nettamente al modello maschile dominante nell’industria musicale, e altrove. Qui infatti prevale l’immagine del rapper o trapper tatuato e ingioiellato, che trasmette un’idea di mascolinità piuttosto tradizionale. Al contrario, Corsi porta sul palco un messaggio completamente diverso, così sintetizzato da Anna Simone:

Viviamo in una società in cui tutte le narrazioni pubbliche vanno nella direzione della ricostruzione del modello maschile “classico” o di quello che oggi viene appellato come maschile tossico. La prima cosa che fa Lucio Corsi, presentandosi al grande pubblico, è invece quella di mostrarsi con le sue fragilità e con un desiderio frustrato, cioè volevo essere un duro, volevo essere quello ma in realtà sono qualcos’altro.

Con il suo stile unico e il suo messaggio, Lucio Corsi ha dimostrato come non sia obbligatorio conformarsi per accettarsi ed essere accettati. Una ventata di freschezza, insomma, che magari potrà anche non ottenere la vittoria nei festival musicali. Ma che ha comunque già vinto.

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