Free cookie consent management tool by TermsFeed Generator
La rivista per la scuola e per la didattica
EDUCAZIONE

Le penna rossa “urla” l’errore mentre quella verde è più gentile. Ma è davvero così?

Da sempre la penna rossa è associata, in ambito scolastico, alle correzioni dell’insegnante. Che sia su un compito in classe o su un esercizio, è il segno inconfondibile di errori o dimenticanze da parte degli studenti. Eppure, da diverso tempo ormai anche questo (vecchio) pilastro della scuola sta cambiando.

Sempre più insegnanti infatti scelgono di usare una penna verde per le loro correzioni e non più una rossa, con un messaggio chiaro. Se il rosso è infatti il colore ormai associato agli errori, il verde vuole rappresentare qualcosa di diverso, più positivo. Ma davvero basta questo per cambiare approccio?

Un nuovo modo di correggere i compiti

Anno scolastico 2025/26

Adotti un nuovo sussidiario?

Con i nuovi corsi del primo e secondo ciclo per la scuola primaria del Gruppo Editoriale ELi hai un vero e proprio Kit docente in esclusiva per te

kit docente 2024

La tradizione vuole che un compito venga scritto con penna nera o penna blu e che le correzioni avvengano con la penna rossa. Il colore infatti risalta e le rende immediatamente visibili allo studente interessato. L’uso del rosso tuttavia è oggi percepito come aggressivo, tanto da richiedere un cambio di prospettiva o, meglio, un cambio di colore: al posto della penna rossa, una penna verde.

Questa nuova consuetudine, nata alcuni anni fa in Spagna, si sta via via facendo strada anche in Italia insieme alle tante iniziative di carattere inclusivo ed educativo. Alcuni docenti usano sia la penna verde sia quella rossa, mentre altri preferiscono soltanto la prima, ma l’obiettivo è lo stesso: correggere senza che gli alunni si sentano umiliati, educare senza mortificare.

Tutto questo grazie ad un semplice cambio di colore? Più o meno.

I benefici della penna verde

L’accostamento di un colore ad una determinata emozione o ad uno specifico stato d’animo è ovviamente un tratto culturale di una società. E come tale viene percepito come naturale da chi lo vive quotidianamente.

Di conseguenza, davvero un “semplice” cambio di colore nelle correzioni può cambiare anche la percezione dello studente. Passare dalla penna rossa alla penna verde può, insomma, comunicare un messaggio diverso anche se l’errore e la correzione rimangono uguali.

Da un lato c’è l’attenzione sull’errore e sullo sbaglio, dall’altro una strada più adeguata per imparare qualcosa. Si tratta di un dettaglio, da un certo punto di vista, che però permette allo studente di non vedere in quelle correzioni un fallimento quanto un’occasione di crescita.

In fondo, il principio è lo stesso che anima i nuovi approcci didattici in aula, come il focus sulle competenze non cognitive, o sulla mindfulness per alunni e genitori, o ancora sul metodo scolastico finlandese.

LEGGI ANCHE
Come una maestra con la penna verde, in punta di piedi

Una “rivoluzione” giusta?

L’innovazione didattica della penna verde vuole contribuire, nel suo piccolo, al cambiamento di una scuola che decide di non concentrarsi più sull’errore in sé, quanto sulla crescita dell’individuo. Si tratta di un cambio di prospettiva: lo sbaglio non è più il punto centrale del percorso scolastico bensì un momento in un più ampio progresso dello studente.

Ed è giusto che sia così.

Allo stesso tempo, però, non bisogna commettere l’errore di vedere nell’uso della penna verde la panacea dei mali della scuola. Di qualsiasi natura siano.

Usare la penna verde vuol dire cambiare la percezione dello studente, ma per cambiare anche la scuola serve uno sforzo più profondo e radicato. L’obiettivo è una didattica inclusiva e rispettosa degli studenti, che sappia valorizzare le loro potenzialità e accompagnare tutti verso una crescita equilibrata e consapevole.

Soltanto da questo punto di vista, usare la penna verde per correggere i compiti può costituire un cambiamento salutare per la scuola. E non un’ennesima “rivoluzione” nelle intenzioni che cambia tutto, per non cambiare nulla.

CONDIVIDI L'ARTICOLO

ARGOMENTO

SI È PARLATO DI


L’uomo dietro l’editore scolastico più blasonato del momento

editore scolastico più blasonato

Brillante e determinato, ma al tempo stesso empatico e disponibile. Michele Casali, classe 1978, è nel Gruppo Editoriale ELi dal 2004 e ne rappresenta oggi una delle figure chiave, avendo accompagnato dall’interno la trasformazione dell’azienda fino al posizionamento attuale. Il suo percorso professionale inizia subito dopo gli studi universitari e un master in gestione aziendale. L’ingresso avviene nell’area commerciale, ma nel giro di pochi anni arrivano responsabilità crescenti: nel 2006 diventa…

Non c’è alcun dubbio, la matematica di Saperi per Crescere è la migliore di tutte

matematica di Saperi per Crescere

Colleghi e colleghe! Sono Bruna Ramella Pralungo, ma molti di voi mi conoscono come unamaestrarossa. Vorrei condividere con voi non una semplice recensione, ma il racconto di come potrebbe cambiare il modo di fare scuola nella mia classe quarta grazie a un compagno di viaggio speciale: il sussidiario delle discipline “Saperi per crescere” , edito dal Gruppo Editoriale ELi con il marchio Cetem. Ho scelto questo testo perché sentivo il…

Gratteri se la prende con i genitori: “Aggredite gli insegnanti, siete più scostumati dei vostri figli, è normale che non abbiano valori”

Gratteri se la prende con i genitori

Nicola Gratteri parla di disagio giovanile ormai da anni, con un interesse e una lucidità che vanno ben oltre il suo ruolo istituzionale di procuratore capo di Napoli. Se infatti il nesso tra criminalità e fragilità minorile è evidente sul piano empirico e sociale, ciò che preoccupa è soprattutto il modello di società che i giovani si trovano a vivere, spesso senza strumenti adeguati per interpretarlo e affrontarlo. Ospite a…

Leggere Pavese in classe è una lezione di vita oltre il dolore

cesare pavese

Non è sicuramente uno scrittore facile da amare subito: non è allegro, non è leggero, non consola facilmente; eppure, se gli si dà tempo, riesce a entrare nell’anima e a lasciare un segno duraturo nel lettore. In altre parole, riconoscerne la grandezza è, in fondo, una scelta poco rassicurante: significa cercare ogni volta bellezza dove altri vedono solo inquietudine. Eppure è proprio dal suo stile essenziale, lucidamente realistico e talvolta…

Quando l’alunno si sente libero di leggere in classe, è lì che inizia a scoprire la bellezza della lettura

libero di leggere in classe

“Quando ero ragazzina detestavo le gite scolastiche”. Inizia così l’aneddoto che Bruna Bianco, coautrice insieme a Rosaria Polita del nuovo sussidiario “Direzione Letture Plus” edito La Spiga del Gruppo Editoriale ELi, racconta nei loro corsi di formazione. “A queste parole i docenti di solito svengono sulla sedia” dice Bruna divertita, quindi svela loro il motivo, “perché sapevo che, il giorno dopo, ci sarebbe stato il tema e quel pensiero mi…

Leggere a voce alta, per gli alunni è come una palestra per il cervello

leggere a voce alta

Quando si trattava di alzarsi e leggere in classe, all’improvviso, diventavamo tutti timidi. Tuttavia, la lettura a voce alta ha diversi benefici: aumenta la sicurezza in sé stessi, connette il lettore al suo pubblico, in particolare migliora il rapporto tra studente e insegnante, e aiuta a ricordare meglio i concetti appresi, favorendo un’elaborazione più attiva delle informazioni. Lo studente, leggendo ad alta voce, prende confidenza con il proprio timbro, la…

La maggior parte dei genitori richiede limiti rigorosi per i compiti svolti con chatgpt e uso dei social: lo rivela un sondaggio

compiti svolti con chatgpt

Il rapporto tra le famiglie italiane e la tecnologia a scuola sta vivendo una fase di profondo cambiamento che, per certi versi, segue una tendenza globale e riguarda direttamente il modo in cui viene percepito l’uso degli strumenti digitali nei contesti educativi. Se infatti oggi è naturale pensare al divieto di usare il telefono in classe o allo stop ai social media per i minori di 15 o 16 anni,…

Come ricostruire l’autorevolezza dei docenti nella scuola che li delegittima

autorevolezza dei docenti

Il ruolo formale del docente è intatto, ma il riconoscimento sostanziale è sbriciolato, esposto a una pressione continua che proviene da più direzioni e che contribuisce a ridefinire i confini della sua azione. La crisi è ormai ventennale, a star stretti, e oggi nasce dal modo in cui la società percepisce la scuola, dal valore che attribuisce all’insegnamento e dalla fiducia che ripone in chi lo esercita. La funzione del…

Per Giuseppe Valditara nella scuola di oggi “non ha più senso distinguere i licei dagli istituti tecnici e professionali”

distinguere i licei

Della distinzione fra licei e istituti tecnici e professionali si parla da tanto tempo, sia nel dibattito pubblico sia nelle riflessioni sul sistema educativo. Da un lato ci sono la tradizione umanistica e il prestigio sociale storicamente associato ai licei, dall’altro la formazione tecnico-pratica e il rapporto più diretto con il mercato del lavoro che caratterizza gli altri percorsi. Una differenza che, nella percezione comune, tende a vedere il liceo…

C’è chi non crede nel valore della geografia? Noi insegnanti sicuramente ci crediamo

valore della geografia saperi per crescere

Sapere dove si trova il Vesuvio, la Mole Antonelliana o la capitale del Giappone, oggi può sembrare molto semplice. Grazie all’uso delle tecnologie queste informazioni sono facilmente reperibili. Ma è corretto percepire la geografia come una semplice disciplina descrittiva, dedicata all’elenco di fiumi, monti e capitali? È corretto pensare che gli strumenti digitali possano esimerci dalla conoscenza geografica? In realtà, da sempre, essa rappresenta una chiave fondamentale per comprendere il…

Quaderni operativi di Geronimo Stilton

X