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Poche persone sanno che prima di raccontare le emozioni dello sport Bruno Pizzul è stato un insegnante, un professore di scuola media

A pochi giorni dal suo 87° compleanno si è spento a Gorizia Bruno Pizzul, celebre telecronista la cui voce è indissolubilmente legata alle vicende dell’Italia del calcio. Il mondo dello sport piange una figura che ha raccontato le emozioni, la gioia e la delusione delle “notti magiche”, e non solo.

Conosciuto per una narrazione sobria ed elegante, mai sopra le righe ma non per questo meno iconica, Bruno Pizzul ha avuto anche un legame particolare con la scuola. Prima di diventare il telecronista che tutti abbiamo apprezzato, infatti, è stato insegnante in una scuola media – ora scuola secondaria di primo grado – e amava spesso ripetere che “i maestri sono straordinari”.

LA VITA DI BRUNO PIZZUL

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Come nel caso delle radio, anche nella telecronaca ci si affeziona alle voci che descrivono gli eventi sportivi. Ciò è particolarmente vero nel caso del calcio e di Bruno Pizzul, ultimo rappresentante di una generazione di grandi telecronisti, come Niccolò Carosio, Sandro Ciotti e Alfredo Provenzali.

Il rapporto di Bruno Pizzul con lo sport inizia proprio sui campi di calcio, quando fa il salto di qualità e sostiene un provino per il Catania, all’epoca in Serie A. È il 1958, ma presto il giovane calciatore deve dire addio al campo a causa di un infortunio: decide allora di concentrarsi sugli studi, laureandosi in Giurisprudenza.

Nel 1969 vince il concorso RAI da telecronista e l’anno dopo è chiamato a commentare la partita di Coppa Italia Juventus-Bologna. Una curiosità: arriva in postazione con 15 minuti di ritardo, ma il match viene trasmesso in differita e può facilmente riparare.

La svolta arriva nel 1986, dopo 16 anni di carriera, quando Bruno Pizzul diventa il commentatore ufficiale della Nazionale Italiana di Calcio. Con gli Azzurri, vivrà una lunga epoca di grandi emozioni ma senza alcuna vittoria. Dalla semifinale di Italia 1990 alla finale di Euro 2000, la sua voce accompagna momenti di gioia e amarezza per milioni di tifosi.

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In un’epoca in cui ancora la tecnologia non aveva del tutto trasformato il modo di vivere lo sport in TV, Bruno Pizzul è diventato famoso per la sua voce inconfondibile, ma non solo.

Gli italiani hanno imparato ad apprezzare il suo stile pacato nei momenti di massimo pathos ma, allo stesso tempo, capace di emozionarsi ed emozionare. Alcune sue espressioni, come “ha il problema di girarsi” e “tutto molto bello”, sono entrate in quegli anni nel lessico comune.

Oltre alla telecronaca, Bruno Pizzul ha condotto anche programmi storici come Domenica Sprint, la Domenica Sportiva e Sport Sera. D’altronde, al mondo dello sport è sempre stato legato: oltre al calcio era appassionato di biliardo e bocce, e non ha mai preso la patente preferendo girare in bicicletta. Dei cronisti moderni diceva sempre “sono bravi, ma parlano troppo”.

L’insegnante diventaTO telecronista

Fra l’infortunio che segna il suo addio al calcio e l’inizio della sua nuova vita da telecronista, Bruno Pizzul intraprende anche la carriera di docente. Per tre anni, infatti, è insegnante di lettere nelle scuole medie: l’esperienza a contatto con i giovani alunni lo segna profondamente, portandolo spesso a dire che “i maestri sono straordinari”.

Nel 1969 Bruno Pizzul si trova di fronte ad un bivio: da una parte, il posto di docente di storia e filosofia al Liceo di Monfalcone, in provincia di Gorizia; dall’altra, l’inizio della carriera di giornalista e telecronista. La scelta non è facile, e per gli anni seguenti ricorderà sempre la sua formazione umanistica.

Con la scomparsa di Bruno Pizzul, avvenuta il 5 marzo all’Ospedale di Gorizia, l’Italia perde un grande giornalista e una voce che ha raccontato per anni un pezzo importante della nostra storia. Il ricordo del suo stile pacato ci riporta ad un periodo in cui le parole contavano più delle immagini e in cui una singola voce era capace di far emozionare milioni di italiani in tantissime “notti magiche”.

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