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6 italiani su 10 non leggono neanche un libro all’anno

Fanno discutere i risultati dell’indagine ISTAT Noi Italia 2023 link esterno, in particolare quelli che riguardano il rapporto fra gli italiani e la lettura. Nel 2022 infatti, la percentuale di italiani che hanno letto almeno un libro nel tempo libero è diminuita ancora rispetto ai livelli, già bassi, degli anni precedenti. In Italia si legge poco, anche considerando i giovani, e si delinea una nuova divisione fra nord e sud. Guardiamo più da vicino i risultati dell’indagine, cercando di dare qualche risposta e, magari, fare le domande giuste.

Gli italiani leggono sempre meno

Iniziamo con il dato peggiore dell’indagine: soltanto il 39,3% degli italiani di età superiore a sei anni ha letto almeno un libro nell’ultimo anno per motivi diversi da scuola e lavoro. In pratica, più di 6 italiani su 10 non hanno letto neanche un libro nel loro tempo libero, una percentuale in aumento nel 2022. Se guardiamo alle indagini precedenti dell’ISTAT, infatti, vediamo che aveva letto almeno un libro il 40,8% degli italiani nel 2021, il 41,4% degli italiani nel 2020, e così via. Nel 2010 il 46.8% degli italiani aveva letto almeno un libro nel tempo libero, un valore non altissimo ma che oggi appare irraggiungibile.

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A voler guardare più nello specifico la percentuale dei lettori di libri, possiamo notare altre due tendenze. Da un lato c’è chi legge fino a tre libri all’anno, circa il 17% dei lettori; dall’altra parte c’è chi legge dodici o più libri all’anno, circa il 16% dei lettori. E già possiamo intravedere gli elementi di un Paese diviso anche sulla lettura.

Un Paese diviso?

Che l’Italia sia un Paese diviso non è una novità, ma è sempre interessante andare a vedere i diversi modi in cui può manifestarsi questa divisione. Abbiamo già rilevato che il 60% degli italiani non legge neanche un libro all’anno nel proprio tempo libero, ma c’è anche dell’altro. Il numero di lettori desta molta più preoccupazione se comparato al numero dei libri pubblicati in Italia: nel 2022 sono stati 76575, ossia 210 libri al giorno. Ma chi li legge?

Certo, in questo caso i numeri sono influenzati dalle politiche editoriali che portano a molte più pubblicazioni di quante il mercato non richieda, ma il dato è chiaro. Ugualmente chiari sono i dati riguardanti le fasce d’età dei lettori italiani e le aree geografiche. Da un lato, si legge molto di più fra gli 11 e i 14 anni, fra i 18 e i 19 anni e fra i 55 e i 59 anni, e le donne leggono molto di più rispetto agli uomini. Nulla di particolarmente sorprendente qui, come anche nella distribuzione geografica dei lettori: nonostante le percentuali più basse, in Italia si legge più nelle regioni nord-occidentali, circa il 46,3% della popolazione, che nelle regioni meridionali. In Sicilia soltanto il 24% degli abitanti ha letto almeno un libro, in quello che forse rappresenta il dato più allarmante.

Come la lettura è stata rimpiazzata

Al netto delle decine di migliaia di libri pubblicati in Italia ogni anno, molti lamentano un’offerta editoriale poco stimolante, e come abbiamo visto potrebbero non avere tutti i torti. Allo stesso tempo, però, non può essere soltanto questa la causa di un numero così basso di lettori italiani. Altri rispondono all’indagine ISTAT lamentando il costo dei libri e l’assenza di sconti, ma anche qui: forse è una concausa secondaria del problema, non la ragione principale.

C’è chi non legge libri tradizionali, e quindi non rientra nella statistica, ma preferisce gli articoli di giornale e l’ascolto di audiolibri. Allo stesso tempo, c’è chi legge tutto il giorno per lavoro e semplicemente non riesce a darsi alla lettura di un ulteriore libro. Infine, c’è anche chi vede nell’assenza di piacere per la lettura una mancanza dell’approccio scolastico: d’altronde, i ragazzi sembrano leggere di più nella scuola media e alla fine delle scuole superiori, prima di iniziare l’università o trovare un lavoro. E forse il problema è proprio questo: la lettura è una pratica relegata ai momenti in cui non rappresenta un problema, ma che ben presto diventa sacrificabile. In luogo di tutto il resto.

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