Con la pubblicazione delle nuove Indicazioni Nazionali per i licei
, l’intelligenza artificiale entra ufficialmente nella scuola italiana. Nelle intenzioni del ministero, l’obiettivo non è tanto formare gli studenti all’utilizzo degli strumenti digitali, quanto insegnare loro a usarli in modo consapevole, riconoscendone limiti e potenzialità. Un obiettivo ambizioso.
Nella realtà, però, l’IA viene già utilizzata in classe da diverso tempo, sia dai docenti sia dagli studenti, seppure con finalità diverse. Proprio gli insegnanti si ritrovano a gestire una trasformazione profonda della scuola, spesso senza strumenti adeguati e una formazione specifica. A raccoglierne lamentele, timori e speranze è il giornale Today
, da cui emerge un quadro piuttosto desolante della situazione.
INTELLIGENZA ARTIFICIALE E COMPITI A CASA
Uno degli ambiti in cui lo scollamento fra intenzioni e realtà emerge maggiormente è quello dei compiti per casa assegnati dai docenti. Se infatti in classe è più difficile che gli studenti possano rivolgersi liberamente all’intelligenza artificiale, a casa la situazione cambia completamente, tanto che un insegnante ammette di aver smesso di assegnare i compiti in molte classi:
In tante classi ho smesso di assegnare i compiti per casa, oppure li assegno solo dove so che l’intelligenza artificiale non dà risposte giuste, ad esempio in antologia. Se io pongo domande su un brano arcinoto della letteratura, è inutile che le faccia fare a casa: nove volte su dieci le risposte vengono svolte dall’IA.
I segnali sono chiari: dal lessico utilizzato alle argomentazioni proposte, spesso il risultato dei compiti svolti a casa non è farina del sacco degli studenti. A confermarlo è un altro docente, questa volta di fisica, secondo cui “valutare un compito scritto assegnato per casa è ormai privo di senso”: non si valutano più le competenze degli studenti, ma la loro capacità di utilizzare l’IA.
Più i ragazzi delegano all’intelligenza artificiale lo svolgimento dei compiti, insomma, meno sono portati a pensare per conto proprio: siamo sicuri che per arginare il problema basti la formazione auspicata dalle nuove Indicazioni Nazionali?
IA A SCUOLA, STRUMENTO UTILE, MA A QUALI CONDIZIONI?
Ora, nessuno degli insegnanti interpellati da Today si è detto contrario all’uso dell’intelligenza artificiale in classe. E infatti il punto non è tanto demonizzarla, quanto imparare a utilizzarla bene. Alcuni docenti ne incoraggiano l’impiego come supporto per attività più meccaniche, come la realizzazione di schemi e mappe concettuali, mentre altri la consigliano come una sorta di tutor. In questo modo, gli studenti possono anche risparmiare sulle ripetizioni private.
I problemi iniziano quando ci si dimentica che l’IA non solo tende a compiacere chi la utilizza, ma può anche inventare di sana pianta le risposte, anziché fornire informazioni verificate attraverso ricerche specifiche. Questo il racconto di un docente:
Abbiamo fatto un esperimento: scrivere una bibliografia per una tesi. ChatGPT si era inventato dei libri. Libri dai titoli meravigliosi, ma falsi.
L’intelligenza artificiale, insomma, “richiede una guida e delle conoscenze di base da parte dell’utente”, osserva una docente, “altrimenti non fornisce un aiuto reale”. Anzi, rischia di fornire risposte sbagliate e di far perdere più tempo di quanto ne faccia risparmiare. Un esito paradossale.
IL DOCENTE E L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE
Serve quindi formazione, in primo luogo per gli insegnanti, il cui ruolo potrebbe sembrare a rischio. Da questo punto di vista, il ministero ha stanziato 100 milioni di euro: si tratta di un investimento significativo che, tuttavia, dovrà tradursi in interventi concreti e capillari.
A Today, i docenti non si sono mostrati particolarmente preoccupati per il proprio ruolo: l’intelligenza artificiale “non toglie nulla al ruolo dell’insegnante, che deve anzi diventare una guida”. Il problema è semmai valutare le abilità effettive degli studenti, un compito che, come abbiamo visto, è diventato molto più difficile rispetto al passato. Alcuni propongono di utilizzare smartphone e tablet per mostrare ai ragazzi come usare l’IA, proprio quegli smartphone e tablet il cui utilizzo a scuola è soggetto a divieti e restrizioni.
La contraddizione è evidente e fotografa bene la situazione: una scuola che intuisce la portata del cambiamento, ma fatica a prendere posizione. Le nuove Indicazioni Nazionali rappresentano quindi un buon punto di partenza, che però offre strumenti soprattutto per il breve periodo. Per andare oltre servirà una formazione vera, espressione di un piano preciso e non, al contrario, del tentativo di adattarsi di volta in volta a una realtà che cambia in continuazione. Con il rischio di rimanere sempre indietro.









