Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha pubblicato una bozza delle nuove Indicazioni Nazionali per i Licei
, dopo quelle per la scuola dell’infanzia e il primo ciclo. Anche in questo caso, le modifiche non riguardano un semplice ritocco dei programmi, intesi come elenchi di contenuti, ma, almeno nelle intenzioni, intervengono sull’impianto del curricolo e sulle modalità attraverso cui le discipline vengono insegnate e apprese.
Fra le novità più attese, c’è infatti la scomparsa della geostoria e il ritorno delle materie che la costituivano, in maniera indipendente: geografia e storia, nuovamente distinte sia sul piano disciplinare sia su quello metodologico. La riforma tocca però anche altri aspetti della didattica, come il ritorno al valore della lettura, intesa come pratica culturale e competenza trasversale, e, allo stesso tempo, la definizione di nuove basi per l’introduzione dell’intelligenza artificiale nei percorsi di apprendimento.
Matematica e intelligenza artificiale
Con la diffusione sempre più pervasiva dell’intelligenza artificiale, è naturale attendersi anche un cambiamento nell’insegnamento della matematica, chiamata a dialogare con questi nuovi strumenti e modelli. Rimane l’attenzione al calcolo e alle formule, che costituiscono le basi della disciplina, ma la matematica viene sempre più presentata come una “cassetta degli attrezzi” utile per interpretare modelli complessi, inclusi quelli su cui si fonda l’IA. In questa prospettiva, la disciplina contribuisce allo sviluppo di competenze logico-argomentative e di modellizzazione.
Da questo punto di vista, il Ministero dell’Istruzione e del Merito individua tre direzioni principali:
- la valorizzazione dell’errore, inteso come parte del processo di apprendimento e non come semplice esito negativo della prestazione, in linea con una prospettiva di valutazione formativa;
- l’intelligenza artificiale come linguaggio e sistema di rappresentazione, per il quale la matematica fornisce le strutture logiche e i modelli di riferimento;
- il dialogo interdisciplinare con le scienze, la storia delle idee e gli interessi degli studenti, in un’ottica di integrazione tra saperi e di costruzione di significato.
Allo stesso tempo, deve cambiare anche il modo in cui si guarda all’IA a scuola: da strumento di utilizzo acritico e superficiale, deve diventare oggetto di comprensione e gestione consapevole, sviluppando negli studenti competenze critiche. Che, in fondo, era anche l’augurio del Premio Nobel per la Fisica Giorgio Parisi, attento al ruolo della matematica nel quotidiano e allo studio dell’intelligenza artificiale nel contesto scolastico.
Filosofia e ritorno alla lettura
Nell’ambito delle discipline umanistiche, le nuove Indicazioni Nazionali per i Licei mostrano una particolare attenzione alla lettura come pratica identitaria e formativa. In altri termini, leggere i classici non può essere soltanto un esercizio di trasmissione del patrimonio culturale, ma una pratica di interpretazione e attualizzazione, capace di mettere in relazione i testi con l’esperienza degli studenti.
Allo stesso modo, il ministero torna a definire la lingua italiana come un bene culturale da salvaguardare, soprattutto in un contesto caratterizzato da forte contaminazione linguistica. In questo senso, le indicazioni fanno eco agli allarmi di esperti come Gian Luigi Beccaria, che evidenziano come l’abuso dell’inglese possa incidere sull’impoverimento lessicale ed espressivo.
Discorso analogo riguarda la filosofia, che dovrebbe allontanarsi da un’impostazione esclusivamente cronologica degli autori per orientarsi verso un approccio più laboratoriale. Da una parte, agli insegnanti viene richiesto di costruire contesti di apprendimento in cui gli studenti sviluppino la capacità di argomentare una tesi, anche in forma scritta, attivando processi di pensiero critico. Dall’altra, la filosofia viene proposta come spazio di riflessione per l’educazione al rispetto e all’inclusione, contribuendo alla formazione della persona.
Tornano storia e geografia, separate
Come dicevamo, la modifica più attesa è quella che porta alla scomparsa della geostoria e, quindi, al ritorno della geografia come disciplina autonoma, con una propria identità epistemologica e didattica. Di questa materia abbiamo parlato in diversi approfondimenti: di quanto sia fondamentale nella crescita degli alunni e, purtroppo, di come abbia rischiato di scomparire dalla scuola italiana. Così pare non essere, almeno stando alle intenzioni del ministero.
L’idea di fondo è quella di restituire alla geografia una dignità metodologica, dopo anni in cui è stata progressivamente marginalizzata, almeno nei licei. Gli istituti tecnici, invece, vedono una riduzione delle ore di insegnamento della disciplina, ormai una presenza fragile nei quadri orari, spesso subordinata ad altre priorità curricolari.
La storia resta ancorata all’impianto della tradizione euro-occidentale, ma il curricolo dovrebbe estendersi fino a includere i nuovi equilibri geopolitici mondiali e la centralità crescente di contesti come quello cinese. Anche su questo punto sarà necessario attendere per comprendere come le indicazioni verranno tradotte nella pratica didattica.
La data è infatti quella del 2027, tempo necessario per la revisione e la stampa dei nuovi manuali e per l’adeguamento dei materiali didattici. Tuttavia, il successo della riforma non dipenderà soltanto dai libri di testo. Un conto sono le Indicazioni Nazionali, per quanto ben strutturate; un conto sarà la loro effettiva implementazione nei contesti scolastici. In mezzo, ci sono le scelte operative che il ministero adotterà per accompagnare il cambiamento: ed è proprio questa la fase più delicata, quella in cui le intenzioni dovranno tradursi in pratiche didattiche concrete.









