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SCUOLA DIGITALE

Ma siamo così sicuri che senza il cellulare a scuola si impara meglio?

Non accenna a fermarsi il dibattito sull’uso dello smartphone a scuola, che da anni continua a dividere esperti, insegnanti e famiglie. C’è chi lo considera uno strumento utile anche in ambito didattico e chi invece ritiene che possa compromettere sia l’apprendimento sia il benessere degli studenti, nonostante le restrizioni già introdotte dal ministro Valditara.

A questo proposito, ha fatto discutere una recente ricerca condotta nei Paesi Bassi, secondo cui vietare l’uso del cellulare in classe migliora la concentrazione e l’apprendimento dei ragazzi, con benefici anche per le relazioni fra compagni. Ma siamo sicuri che basti togliere lo smartphone per risolvere i problemi della scuola?

Senza smartphone si sta meglio?

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A parlare della ricerca olandese sono diversi quotidiani autorevoli, come il Corriere della Sera link esterno e il Guardian link esterno. E tutti traggono le medesime conclusioni: il divieto di usare lo smartphone in classe ha effetti positivi sulla qualità della vita a scuola e sull’apprendimento.

La ricerca è stata condotta dal Kohnstamm Instituut link esterno e fornisce dei dati sugli studenti delle scuole secondarie sui quali non si può non essere d’accordo:

  • il 75% afferma di riuscire a concentrarsi meglio senza cellulare;
  • il 59% nota un miglioramento nei rapporti con i compagni;
  • quasi uno studente su tre, circa il 28%, migliora i risultati scolastici.

Ora, nei Paesi Bassi il divieto nasce da un accordo nazionale fra governo e scuole, insegnanti e famiglie, studenti inclusi, ma è indubbio che questi dati siano sorprendenti. Stando comunque ai dati della ricerca, i ragazzi sonopiù coinvolti nelle interazioni e più attivi fisicamente, tanto da contribuire ad un miglioramento generale del clima scolastico.

Tutto perfetto, se non fosse che il Kohnstamm Instituut non ha condotto una ricerca ma una serie di interviste e sondaggi. Dal valore sicuramente utile e interessante, ma non scientifico.

L’ANALISI DI Pier Cesare Rivoltella

Come abbiamo visto, alcuni giornali hanno presentato i risultati del Kohnstamm Instituut come se facessero parte di una ricerca scientifica. La verità è tuttavia diversa, dal momento che i ricercatori hanno intervistato dirigenti, insegnanti, genitori e studenti per ottenere un quadro quanto più ampio. I dati riportati esprimono quindi percezioni soggettive e non l’esito di evidenze sperimentali.

Ne parla Pier Cesare Rivoltella, docente universitario ed esperto di didattica, in un post su Facebook link esterno, criticando la superficialità con cui la notizia è stata riportata. Superficialità che evidenza un tentativo di dare un’aura scientifica a risultati di stampo diverso. Queste le sue parole:

La complessità non si riduce semplificando. Insegnanti, educatori, genitori dovrebbero fare lo sforzo di documentarsi sul tema: capisco che leggere un titolo o fidarsi di una voce “autorevole” sui social sia più semplice, ma non è detto che sia la soluzione più corretta.

Detto in altri termini, i dati della ricerca sono sì molto importanti, ma soltanto se inseriti nella giusta cornice e raccontati con la giusta onestà intellettuale. Di conseguenza, possiamo davvero dire che vietare lo smartphone faccia bene agli studenti?

Il cellulare a scuola fa bene o no?

Ecco, dipende. Secondo il il report di ricerca olandese, il 99% delle scuole ha adottato una politica netta sugli smartphone e molte hanno optato per il divieto durante le lezioni. Se in molti hanno segnalato benefici, è corretto considerare anche gli effetti negativi, come maggiore carico di lavoro per gli insegnanti, difficoltà nella comunicazione con gli studenti e aumento di comportamenti problematici, come il bullismo.

Allo stesso tempo, una ricerca svolta con metodi più rigorosi link esterno ha evidenziato che non esiste un legame diretto tra il divieto di usare lo smartphone a scuola e un miglioramento del benessere degli studenti. In altre parole, proibire il telefono, da solo, non produce benefici concreti. Se ci si riflette, il motivo è piuttosto chiaro: come afferma Rivoltella, è necessario trovare un equilibrio nel modo in cui si considera e si utilizza la tecnologia, anche all’interno dell’ambiente scolastico. Un divieto troppo severo può infatti risultare controproducente, mentre un uso senza regole rischia di distrarre eccessivamente gli studenti. La soluzione più efficace consiste quindi nell’investire nell’educazione a un uso consapevole e responsabile della tecnologia. Non è la strada più semplice da percorrere, ma è certamente quella che offre i risultati migliori.

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