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Il 22,1% degli alunni non legge neanche un libro all’anno

Poche attività incidono sul pensiero, sul linguaggio e sulla capacità di comprendere il mondo quanto la lettura. Si tratta di uno degli strumenti più potenti che abbiamo, eppure proprio la lettura è una pratica sempre più trascurata dai giovani. Lo confermano i dati ISTAT, secondo cui oltre un adolescente su cinque non legge neanche un libro all’anno.

Il fenomeno non è uniforme, con differenze marcate a seconda del contesto familiare di provenienza ma anche tra fasce d’età, fra italiani e stranieri, tra maschi e femmine. Analizzare questi numeri può aiutare a capire i perché della crisi della lettura e, soprattutto, cosa possiamo fare per invertire la tendenza. A scuola e non.

Lo stato della lettura fra i giovani

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A parlare del rapporto fra gli adolescenti e la lettura è il report ISTAT “Giovanissimi e tempo libero” link esterno. L’indagine conferma il ruolo della lettura come strumento di crescita personale in grado di stimolare l’immaginazione, rafforzare il pensiero critico e ampliare il vocabolario. Tuttavia, la sua funzione non è più così scontata né diffusa, nell’era dei social media e dei contenuti a fruizione rapida.

Poco più di un giovane su due dichiara infatti di amare la lettura, con un divario di genere piuttosto netto: da una parte, quasi il 64% delle ragazze; dall’altra parte, quasi il 40% dei ragazzi. Le differenze si declinano anche in base all’età degli adolescenti: fra gli 11 e i 13 anni c’è un interesse maggiore per la lettura, circa il 55%, mentre fra i 14 e i 19 anni questa percentuale scende al 49,5%.

Un dato interessante riguarda la nazionalità: gli adolescenti stranieri dichiarano una passione superiore per la lettura rispetto agli adolescenti italiani: 55% contro 51%. Anche qui vale la differenza di genere che abbiamo appena analizzato, con le ragazze che si mostrano più interessate alla lettura rispetto ai ragazzi.

background familiare

Come dicevamo nell’introduzione, anche il contesto familiare è uno dei fattori influenti nella costruzione di una sana abitudine alla lettura. Forse, è il fattore più influente. Quando in casa si legge, infatti, leggere diventa la norma: quasi il 57% degli adolescenti con almeno un genitore laureato ama i libri, contro il 47% di chi proviene da famiglie con un livello di istruzione più basso.

Differenze simili emergono non soltanto per quanto riguarda l’italiano, ma anche per la lettura in lingua straniera. Il 30% delle ragazze legge sia in italiano sia in altre lingue, contro il 24% dei maschi: come appena detto, pure qui ambienti familiari più stimolanti favoriscono una maggiore apertura linguistica e culturale.

Ma non è tutto qui: è facile dire che dei genitori amanti della lettura stimoleranno questo interesse nei figli. Allo stesso tempo, uno studio ha confermato che crescere in una casa piena di libri favorisce anche lo sviluppo delle competenze matematiche. Insomma, leggere fa bene, senza alcun “ma”.

Un giovane su cinque non legge

Nonostante ciò, riporta l’ISTAT, il 22,1% dei giovani fra 11 e 19 anni non ha letto neanche un libro nell’ultimo anno. Se per le ragazze la percentuale si ferma al 15,3%, come da attese, per i ragazzi invece sale al 28,5%: quasi un ragazzo su tre, insomma, non legge neanche un libro all’anno.

Di fronte a dati del genere, possiamo parlare di background familiare, differenze di genere e abitudini alla lettura. Ma la verità è un’altra: sono necessari interventi concreti sull’istruzione e sul ruolo della scuola, che sappiano educare i più giovani alla lettura e ai suoi benefici nel processo di crescita.

Andare online è infinitamente più semplice: le risposte sono a portata di clic e, con l’intelligenza artificiale, a portata di prompt. Nulla di più facile.

Eppure, 6 italiani su 10 non leggono neanche un libro, un dato che considera tutti i cittadini con età superiore a 6 anni. Questo valore è il peggiore degli ultimi 20 anni e sembra destinato a peggiorare. D’altronde, oggi leggiamo di tutto grazie ai nostri smartphone, ma mai come ora questa attività è stata più superficiale.

Serve invertire la tendenza, riavvicinando i giovani alla lettura perché possano arricchire il loro linguaggio e coltivare il loro pensiero. In altri termini: la loro vita.

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