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La maggior parte dei genitori richiede limiti rigorosi per i compiti svolti con chatgpt e uso dei social: lo rivela un sondaggio

Il rapporto tra le famiglie italiane e la tecnologia a scuola sta vivendo una fase di profondo cambiamento che, per certi versi, segue una tendenza globale e riguarda direttamente il modo in cui viene percepito l’uso degli strumenti digitali nei contesti educativi. Se infatti oggi è naturale pensare al divieto di usare il telefono in classe o allo stop ai social media per i minori di 15 o 16 anni, anche i genitori si mostrano sempre più favorevoli all’introduzione di limiti nell’uso delle nuove tecnologie, soprattutto in relazione ai processi di apprendimento e alle abitudini di studio.

A sostenerlo è un’indagine di Novakid che non lascia molto spazio a dubbi: 7 genitori su 10 chiedono una stretta sull’uso dell’IA per i compiti a casa, mentre 8 su 10 sono favorevoli al divieto di usare il telefono in classe. Non si tratta di un rifiuto della tecnologia tout court, ma della richiesta di un approccio più equilibrato, capace di integrare gli strumenti digitali senza sostituire le attività cognitive fondamentali.

Lo stato attuale dell’IA a scuola

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Prima di comprendere quale sia la portata dei risultati dell’indagine Novakid, è utile soffermarsi brevemente sullo stato attuale dell’intelligenza artificiale nel sistema scolastico. Da un lato, il ministro Valditara ha parlato di introdurre lo studio degli algoritmi e dell’intelligenza artificiale già nella scuola primaria, inserendoli progressivamente nei percorsi formativi. Dall’altro, come ricorda il rapporto OCSE AI adoption in the education system link esterno, l’implementazione concreta nelle pratiche didattiche è ancora in una fase iniziale e presenta numerose criticità.

A fare da freno contribuiscono diversi fattori strutturali: la persistenza di un digital divide, i divari socio-economici tra studenti, e il livello di preparazione dei docenti rispetto all’uso consapevole di questi strumenti. Questi ultimi già utilizzano l’IA come supporto alla didattica, ad esempio nella progettazione delle attività o nella produzione di materiali, ma spesso senza una formazione sistematica e condivisa. Il quadro attuale è, quindi, complesso e frammentato da più punti di vista:

  • gli studenti si affidano all’intelligenza artificiale per lo svolgimento dei compiti, ma anche come supporto emotivo e psicologico, ampliandone l’uso ben oltre la dimensione strettamente scolastica;
  • i docenti, 6 su 10 secondo uno studio Cedefop, segnalano stress e ansia legati alla transizione digitale, che richiede un adattamento continuo delle pratiche didattiche.

A questi elementi si aggiunge anche l’indagine Novakid, che introduce un terzo punto di vista sull’intelligenza artificiale a scuola, quello delle famiglie, sempre più coinvolte nelle scelte educative legate all’uso delle tecnologie.

Stop a smartphone e social media

L’Italia è stata tra i primi Paesi a vietare l’uso del telefono a scuola, anche per finalità didattiche, salvo eccezioni limitate e regolamentate. Si tratta di una scelta che, in forme diverse, si sta diffondendo anche in altri contesti internazionali, con approcci differenti ma con un obiettivo comune:

Si delinea, quindi, una tendenza condivisa in gran parte d’Europa e del mondo, una sorta di spirito del tempo, che punta a limitare l’uso eccessivo e non regolato della tecnologia, soprattutto in un contesto educativo come quello scolastico, dove sono in gioco processi cognitivi e relazionali fondamentali.

cosa pensano i genitori

Abbiamo accennato ad alcuni dati nell’introduzione, e adesso è possibile comprenderne meglio la portata. Come riporta Adnkronos link esterno, infatti, il 69,5% dei genitori italiani chiede di limitare o vietare del tutto l’uso dell’intelligenza artificiale durante i compiti per casa, cioè in una fase cruciale del processo di apprendimento autonomo. Allo stesso tempo:

  • l’80,5% è favorevole al divieto di usare lo smartphone in classe, nonostante le posizioni critiche che hanno messo in discussione il provvedimento del MIM;
  • l’81% vorrebbe divieti ancora più severi nei confronti dei social media per gli adolescenti, in linea con i modelli già adottati da Paesi come Australia e Francia;
  • soltanto il 9% degli intervistati si dichiara contrario alle restrizioni sull’uso dell’IA nello svolgimento dei compiti a casa.

Lungi dal rappresentare un rifiuto della modernità, questi dati evidenziano la necessità di introdurre limiti chiari e consapevoli nell’uso degli strumenti basati su algoritmi. Il rischio è noto e documentato, come confermato da un recente studio link esterno: delegare all’IA alcune attività cognitive può trasformare lo studio in un esercizio meccanico di “copia e incolla”, riducendo il coinvolgimento attivo dello studente. A questo si aggiungono criticità legate alla disinformazione, all’accesso diseguale alle piattaforme a pagamento e alla tutela della privacy.

Detto in altri termini: affidarsi in modo passivo all’intelligenza artificiale può ridurre l’attivazione dei processi cognitivi e del pensiero critico. Con effetti potenzialmente più rilevanti proprio durante il percorso scolastico, quando tali competenze sono ancora in fase di costruzione.

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