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Per Franco Lorenzoni il peggior modo per valutare la crescita di alunni ed alunne è il voto scolastico

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Valutazione e voti sono termini che spesso vengono accostati in modo quasi automatico. Tuttavia il legame tra essi non deve essere necessariamente vincolante. Anzi, secondo Franco Lorenzoni, autore ed insegnante, il voto è lo strumento peggiore per valutare la crescita dei ragazzi.

In un’intervista rilasciata a vdnew.tv l’estate scorsa il docente romano ha evidenziato come fondamentale e necessario il passaggio ad una didattica che non sia basata sui voti. La sua riflessione link esterno è articolata soprattutto a partire dall’assenza di relazione che l’attribuzione di un numero ad uno studente porta con sé.

All’interno di un processo educativo, come sappiamo, la dinamica relazione è cruciale, tanto da poter essere considerata decisiva: non si dà educazione senza relazione. Proprio per questo motivo Lorenzoni si scaglia in modo così critico contro i voti. Essi non forniscono informazioni circa il percorso di crescita dell’alunno, bensì semplifica eccessivamente le cose. Inoltre, una valutazione basata sul voto fatica a tenere presenti le differenze di partenza – fisiche, culturali, sociali – che contraddistinguono gli alunni di ogni classe ed istituto.

La soluzione didattica anti-voto di Franco Lorenzoni

Una valida alternativa rispetto alla semplice attribuzione di un voto potrebbe invece essere, nella riflessione di Franco Lorenzoni, la costruzione di un sistema scolastico capace di incentivare l’autovalutazione e il lavoro collettivo, dinamiche attraverso le quali è più semplice il confronto tra docente e studente per capire e comprendere su quali punti sia necessario lavorare per migliorare.

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Il buon insegnante allora è colui che sa motivare l’alunno a dare il massimo, a crescere, non, però, fornendo come obiettivo il voto alto, ma con lo scopo di progredire nel proprio percorso di apprendimento.

La scuola primaria sembra muoversi proprio in questa direzione, con la sostanziale modifica al sistema di valutazione che l’ha vista protagonista negli ultimi mesi. Voti e giudizi sono stati sostituiti da livelli di apprendimento, utili a comprendere maggiormente il processo educativo che viene affrontato dai bambini.

La domanda che, forse, tutti noi possiamo porci è se questo sia sufficiente ad uscire dalla stringente logica del voto, che, seppur mascherato, rischia di rimanere sottesa a qualsiasi tipo di valutazione.

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