Il nuovo Rapporto BES conferma alcuni segnali di ripresa negli indicatori nazionali legati a istruzione e formazione, ma continua a mostrare un profondo squilibrio. Secondo l’indagine ISTAT sul Benessere Equo e Sostenibile, infatti, l’Italia si conferma un Paese a due velocità.
I problemi iniziano già dai primi anni di vita, ancora prima della scuola dell’infanzia e della scuola primaria, ma diventano ancora più presenti nel corso della scuola secondaria. Grande tallone d’Achille rimangono ancora oggi le competenze digitali, su cui c’è tanta strada da fare e molta confusione su come procedere.
Problemi già dall’infanzia
Secondo il Rapporto BES
relativo all’anno 2024, una prima frattura fra Italia settentrionale e meridionale si apre nei primissimi anni di vita. E non riguarda neanche l’apprendimento in sé, bensì l’accesso ai servizi per la prima infanzia, come i nidi, che risente della disponibilità di strutture sul territorio.
La frequenza dei bambini fra 0 e 2 anni arriva al 49,7% in Emilia Romagna e al 45,7% in Sardegna, ma si ferma ad una media del 27,5% nel Sud Italia. In regioni quali la Calabria, la Sicilia e la Campania, insomma, solo un bambino su quattro frequenta l’asilo nido.
Si incontra un paradosso: nella fascia fra 4 e 5 anni, infatti, la percentuale di bambini che frequentano l’asilo raggiunge il 98% nel Sud Italia, una media superiore a quella del centro. Il fenomeno non dipende quindi da un problema culturale ma è legato alla disponibilità e alla qualità dei servizi. Servizi su cui non è possibile fare affidamento come in altre parti d’Italia.
LEGGI ANCHE
Il 50% degli studenti diplomati è senza competenze adeguate. Lo dice l’Istat
La situazione alla scuola secondaria
Di recente, Umberto Galimberti si è espresso sulla qualità dell’istruzione italiana, elogiando la scuola primaria ma muovendo una critica profonda alla scuola secondaria. Questa lettura si adatta bene, con i dovuti distinguo, alle conclusioni fornite dal Rapporto BES. Le differenze territoriali già menzionate esplodono alle medie, come mostrano i dati di chi frequenta l’ultimo anno:
- in Italiano, non raggiunge le competenze minime il 47,7% degli studenti del Sud Italia, contro il 37,9% al Nord;
- in Matematica, al sud non raggiunge le competenze minime il 55,3% contro il 37,6% del Nord.
Non che a livello nazionale il dato sembri più incoraggiante, dal momento che più di quattro studenti su dieci hanno problemi sia in Italiano sia in Matematica. Nello specifico, parliamo del 41,4% nel primo caso e del 44,3% nel secondo caso: è senza dubbio possibile fare di meglio.
Questi problemi contribuiscono anche ad un maggiore tasso di abbandono scolastico, con percentuali molto diverse a seconda dell’area geografica. Si va dall’8,4% del Nord al 15% delle Isole, dato che si riflette anche nel numero di diplomati: nel Sud Italia, meno di sei studenti su dieci finiscono le superiori.
Ancora strada da fare sulle competenze digitali
Al divario educativo, continua il Rapporto BES, si affianca quello riguardante le competenze digitali, vero tallone d’Achille del nostro Paese. Meno di un italiano su due ha infatti un’alfabetizzazione digitale di base, ma ancora una volta è al Sud che la media precipita, fermandosi al 36,1% contro un 51% al Nord.
Si tratta di un divario evidente anche nella partecipazione culturale ad attività fuori casa: al Centro-Nord la percentuale va oltre il 40%, mentre al Sud supera a stento il 30%. Confermano questi dati anche le abitudini di lettura: legge abitualmente il 41% dei cittadini del Centro-Nord, ma soltanto un cittadino su quattro al Sud.
Le biblioteche poi sono poco frequentate ovunque, ma in particolar modo nelle regioni del Meridione, aspetto che rende ancora più importanti i consigli degli insegnanti per stimolare la lettura nei più piccoli.
Ci sono segnali di miglioramento, dicevano nell’introduzione, che vale la pena ricordare. Il numero dei NEET, giovani che non studiano e non lavorano, è sceso dal 23,2% del 2018 al 15,2% del 2024. E la media stessa dell’abbandono scolastico è scesa sotto il 10% su scala nazionale, molto vicina all’obiettivo europeo del 9%.
Nonostante questi segnali, però, i divari territoriali restano profondi e strutturali: vanno dall’accesso al nido sino al diploma e all’istruzione universitaria, passando per competenze digitali e consapevolezza culturale.
Per ridurre la distanza fra Nord e Sud servono, sembra suggerire il Rapporto BES, interventi concreti e politiche sistemiche, che sappiano colpire i punti nevralgici della società. A partire dalla crescita dei bambini e dalla scuola, su tutti i livelli.










