Free cookie consent management tool by TermsFeed Generator
La rivista per la scuola e per la didattica
SCUOLA DIGITALE

Smartphone a scuola, sì o no? In Francia, Inghilterra, Olanda e Finlandia sono vietati senza se e senza ma

La questione dello smartphone a scuola è forse fra le più dibattute negli ultimi anni. Da una parte ci sono gli ottimisti, secondo i quali è più importante insegnare a usare lo smartphone in modo corretto che vietarlo tout court. Dall’altra parte ci sono i critici, per cui usare lo smartphone a scuola non fa bene agli studenti sul lungo periodo. Diversi Paesi hanno già vietato in qualche modo questo tipo di “ingerenza” tecnologica nelle classi, mentre altri tentano un approccio diverso. Dal canto suo, l’Italia cerca di prendere posizione ma, come spesso accade, la realtà è più sfumata. Insomma: è meglio vietare lo smartphone a scuola oppure no?

le linee guida di Valditara

L’uso del cellulare a scuola è vietato sin dal 2007, quando il Ministro dell’Istruzione era Giuseppe Fioroni. Negli ultimi anni, per fini didattici e inclusivi, è invece permesso l’uso dello smartphone in classe sotto la supervisione del docente. Entrambe le posizioni esemplificano bene la dualità della tecnologia in quanto strumento scolastico, ma non bastano da sole a trovare una soluzione condivisa ed efficace.

Anno scolastico 2026/27

Adotti un nuovo sussidiario?

Con i nuovi corsi del primo e secondo ciclo per la scuola primaria del Gruppo Editoriale ELi hai un vero e proprio Kit docente in esclusiva per te

kit docente 2024

Di recente, il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha annunciato la necessità di nuove linee guida link esterno sulla questione. Il loro obiettivo sarà quello di limitare l’uso di smartphone e tablet a scuola, soprattutto nella scuola primaria e secondaria di primo grado. La ragione è comprensibile: i bambini rischiano di diventare dipendenti dalla tecnologia, soprattutto dai dispositivi più utilizzati nella giornata. Secondo una ricerca, peraltro, il 20% dei bambini italiani ha difficoltà a scrivere in corsivo proprio per colpa di smartphone e tablet. Insomma: l’impatto della tecnologia a scuola non può essere ridotto a una mera contrapposizione fra ottimisti e critici. Servono linee guida chiare e sufficientemente specifiche, che sappiano considerare i benefici della tecnologia e i suoi limiti.

Vietare lo smartphone a scuola

Uno dei dilemmi che le famiglie si trovano ad affrontare riguarda proprio l’uso dello smartphone per i figli, non soltanto a scuola. In molti sono concordi che nel passaggio dalla scuola primaria alla scuola secondaria di primo grado sia possibile fornire ai figli uno smartphone. Molti genitori, per esempio, decidono di concedere uno smartphone mentre altri vietano l’uso di dispositivi del genere: da una parte c’è però il rischio di una dipendenza digitale, dall’altra parte c’è la possibilità che il bambino si senta isolato.

Nel Regno Unito, per esempio, da un gruppo WhatsApp è nato il movimento Smartphone Free Childhood link esterno (infanzia senza smartphone) che mira a vietare del tutto l’uso degli smartphone ai bambini. L’accesso al telefono sarebbe posticipato a 14 anni, mentre quello ai social media dovrebbe attendere i 16 anni. In Francia, invece, l’associazione Internet Sans Crainte link esterno (internet senza paura) sostiene come il divieto assoluto non sia la soluzione. Al contrario, è necessario instaurare con i propri figli un dialogo costante, educandoli sull’uso responsabile della tecnologia, sull’importanza dei dati personali, sui pericoli del web. Ma non è così facile.

Smartphone no ma tecnologia sì

In un contesto del genere, è necessario trovare un equilibrio fra l’importanza dell’uso della tecnologia a scuola e la prevenzione del rischio di dipendenze digitali, soprattutto da parte degli alunni più piccoli. Secondo molti, le limitazioni da parte del Ministero dell’Istruzione e del Merito possono attutire il problema, almeno nella scuola primaria e secondaria di primo grado. La risposta tuttavia non può consistere in un mero divieto, che di fatto impedisce la formazione di giovani consapevoli.

In un recente articolo sulla questione link esterno, Avvenire guarda alle limitazioni soltanto come un primo, necessario passo per una crescita digitale consapevole. Allo stesso tempo, per poter insegnare questa consapevolezza è necessario formare docenti e genitori sulle opportunità e sui pericoli della tecnologia. Vietare o meno l’uso dello smartphone a scuola rappresenta quindi soltanto una parte della soluzione, così come educare gli studenti all’uso responsabile del digitale. Come sempre, l’approccio migliore è quello più ragionato ed equilibrato, ma richiede che tutti facciano la loro parte. Con o senza tecnologia.

CONDIVIDI L'ARTICOLO

ARGOMENTO

SI È PARLATO DI


Un conto è vietare i social a scuola, un conto è vietarli a casa, gli adulti dovrebbero tornare a fare di nuovo i genitori

vietare i social a scuola

Sempre più spesso si discute di vietare i social ai bambini e agli adolescenti, per mitigare o evitare del tutto gli effetti negativi che l’abuso delle nuove tecnologie ha sulla crescita. Se in Australia il divieto riguarda i minori di 16 anni e in Francia quelli di 15, l’Italia sembra muoversi in ordine sparso, fra disegni di legge bloccati in Parlamento e iniziative locali destinate a far discutere. Il riferimento…

La Storia di Elsa Morante è un libro che, quando entra in classe, cambia l’aria perché non si limita a essere letto, ma chiama in causa chi legge

elsa morante

«Por el analfabeto a quien escribo», ovvero “per l’analfabeta a cui scrivo”. Riprendendo un verso del poeta peruviano César Vallejo, Elsa Morante non dedica soltanto un romanzo: dichiara un destinatario. E forse una sfida. A chi scrive davvero La Storia? E chi è, oggi, “l’analfabeta” a cui quel libro continua a parlare? Non a caso, nell’edizione originale l’autrice volle che già in copertina, sotto una fotografia scattata da Robert Capa…

Che cos’è il design thinking e come funziona se usato nella didattica

design thinking

Il design thinking è una metodologia di lavoro di cui si parla sempre più spesso negli ultimi anni, soprattutto per le sue possibili applicazioni in ambito scolastico. Si tratta, in estrema sintesi, di un approccio che insegna ad affrontare i problemi con la mentalità del progettista, adattandola però ai contesti educativi e ai processi di apprendimento. Come i designer, infatti, anche gli insegnanti smettono di essere semplici trasmettitori di conoscenze…

Dare un tablet a un bambino di un anno è come dargli un po’ di morfina

tablet come morfina

Da anni ormai si parla dell’esposizione precoce dei bambini a schermi e dispositivi elettronici quali smartphone e tablet. Paesi come la Francia hanno già adottato misure restrittive per proteggere i più piccoli e, sebbene in Italia non esistano ancora provvedimenti specifici, il dibattito è oggi più acceso che mai. A richiamare ancora una volta l’attenzione sui possibili effetti di un’esposizione precoce agli schermi è anche lo psichiatra e tossicologo Luigi…

Perché alcuni studenti sono più bravi in matematica? Per la scienza è anche una questione di genetica

bravi in matematica

Ci sono studenti che si trovano a loro agio con la matematica e studenti che, al contrario, faticano a gestire numeri, calcolo mentale, operazioni semplici e complesse. Se per molti il problema riguarda i metodi di insegnamento e la paura di sbagliare, le neuroscienze propongono una lettura diversa. E, per certi versi, rivoluzionaria. Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Science Advances , infatti, la dimestichezza con la matematica non dipende…

L’allarme degli insegnanti inglesi: “Gli alunni stanno perdendo la capacità di ragionare a causa dell’intelligenza artificiale”

capacità di ragionare

Da diverso tempo l’intelligenza artificiale è diventata una parte importante della vita quotidiana di studenti e insegnanti. Se quasi il 50% dei docenti usa ChatGPT a supporto della didattica, per il ministro Valditara l’IA migliora gli apprendimenti, quando viene implementata in modo corretto. Il problema è che non tutti i dati sembrano confermare questa prospettiva. Secondo un sondaggio del sindacato britannico National Education Union, infatti, la maggior parte dei docenti…

Scrivere a mano è fondamentale per il pensiero, ma stiamo dimenticando come si fa

Scrivere a mano fondamentale per il pensiero

Da più di quattro decenni la calligrafia non è più una disciplina obbligatoria a scuola, ma una scelta lasciata alla discrezione degli insegnanti. Non stupisce allora che molti abbiano smesso di insegnarla e, d’altronde, perché avrebbero dovuto? In un mondo che correva verso l’informatizzazione, sembrava aver perso il suo senso. Inizia così la riflessione di Marco Belpoliti sul declino della scrittura a mano nella scuola di oggi, che insieme al…

L’allarme dell’Accademia della Crusca: “La lingua italiana è in crisi, fra inglese e nuove abitudini”

italiano in crisi

“Perché si possa parlare di un italiano del futuro bisogna fare qualcosa al più presto”. A pronunciare queste parole è Paolo D’Achille, presidente dell’Accademia della Crusca, in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università di Ferrara. Parole che restituiscono un’istantanea della nostra lingua ma, allo stesso tempo, lanciano un monito da non sottovalutare. Come confermato dalla Crusca , infatti, l’italiano rischia un progressivo ridimensionamento nel prossimo futuro. Se a causare questo fenomeno…

Ogni aggressione a scuola inizia molto prima dell’aggressione

aggressione a scuola

Negli ultimi anni sono diventate sempre più frequenti le aggressioni degli studenti ai danni degli insegnanti. Lungi dal trattarsi di semplici intemperanze giovanili o di episodi riconducibili esclusivamente a problemi disciplinari, parliamo di veri e propri atti di violenza che vedono protagonisti minorenni e che, in alcuni casi, producono conseguenze gravissime. L’ultimo episodio è avvenuto a Trescore Balneario, in provincia di Bergamo: uno studente ha ferito la sua insegnante di…

Quaderni operativi di Geronimo Stilton

X